ROMA — I visti d’ingresso e le re-lazioni internazionali, certo; ma a
quanto emerge dalle ultime rive-lazioni sui documenti della “tal-pa” del Datagate, l’ambasciata e i
consolati americani in Italia sono
anche, e forse soprattutto, altro:
centri di spionaggio attivi venti-quattr’ore al giorno sui fatti no-stri, prima di tutto sulle questioni
interne più delicate come le ele-zioni politiche. Ci spiano nel cuo-re istituzionale del paese, a Roma,
ma lo fanno anche in quello eco-nomico: «Confusa tra parabole
satellitari e impianti dell’aria con-dizionata, sui tetti del consolato
americano di Milano c’è una po-tente centrale di spionaggio», ri-vela l’Espresso in edicola oggi. Al-tro che terrorismo islamico: dai
documenti classificati di Edward
Snowden emerge un quadro
sempre più inquietante sull’in-trusione dell’intelligence Usa
nella nostra vita pubblica e priva-ta.
Il picco di intercettazioni nel
nostro Paese è «nelle settimane
delle dimissioni di Mario Monti
da Palazzo Chigi», scrive l’Espres-so confermando quanta preoccu-pazione ci fosse oltreoceano per il
collasso del governo del professo-re. Tra l’annuncio delle dimissio-ni, l’8 dicembre, e la formalizza-zione avvenuta il 21, e ancora nel-la settimana successiva quando
iniziò una campagna elettorale
tesa e incerta, «lo spionaggio quo-tidiano in Italia supera quello in
Francia ed è inferiore in Europa
solo a quello in Germania».
Secondo l’Espresso, il sistema
montato al consolato di Milano è
«totalmente automatizzato. Cat-tura telefonate d’ogni genere,
scegliendo su quali bersagli con-centrare l’attenzione, e subito li
ritrasmette negli Stati Uniti. I do-cumenti di Snowden lo indicano
come attivo al 13 agosto 2010»,
quando stavano per arrivare gli
stessi congegni «che avrebbero
permesso da Berlino di ascoltare
le conversazioni di Angela
Merkel. Strumentazioni identi-che a quelle installate nell’amba-sciata Usa a Roma», nella soffitta
in cui lavora un team di spie elet-troniche altamente specializzato.
Strutture a cui è stato chiesto il
massimo sforzo proprio nei gior-ni caldi dell’addio al governo di
Mario Monti: tra i documenti di
Snowden emerge il calendario
delle conversazioni rubate in Ita-lia: «Tra lunedì 10 e venerdì 21 di-cembre — scrive l’Espresso — ne
controllano quasi 4 milioni al
giorno. L’attività degli 007 statu-nitensi crolla da sabato 22: mezzo
milione di chiamate vigilate, an-cora meno il 23 e la vigilia di Nata-le. Poi più nulla fino a venerdì 28,
quando catturano mezzo milione
di conversazioni. E quindi ancora
silenzio fino all’8 gennaio», quan-do riprende l’attività politica e
l’interesse degli spioni.
In Italia, tuttavia, la reazione è
sempre cauta. Il Cisr, il Comitato
interministeriale per la sicurezza
della Repubblica presieduto dal
premier Enrico Letta, si è riunito
ieri limitandosi a ordinare ai Ser-vizi di «continuare le verifiche per
escludere che si siano verificate
violazioni della riservatezza e si-curezza nelle comunicazioni dei
vertici istituzionali e dei cittadi-ni»; e a esprimere «pieno soste-gno alle iniziative» europee per ri-vedere i patti di collaborazione tra
i Servizi — che a quanto è emerso
prevedevano un vero e proprio
baratto di dati rubati — ma «sot-tolineandone l’importanza». Let-ta, intanto, ha rinviato a merco-ledì 13 l’audizione al Copasir, il
comitato parlamentare di con-trollo sui Servizi, scatenando le ire
di Sel: «Un ritardo irricevibile, sot-tovaluta la gravità della situazio-ne»
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