CASAL DI PRINCIPE — Lo vede-vano in tanti. Lo sapeva lo Stato.
Da vent’anni. E ora che il segreto
su quei verbali è finito, e si dissol-ve la cortina intorno alle parole di
uno dei primi boss dei rifiuti,
l’imprenditore del clan dei casa-lesi Carmine Schiavone, saltino
gli alibi. Oltre 300 chilometri di
terra avvelenata, non solo Cam-pania, ma anche Basso Lazio e
Molise, per decenni imbottita di
scorie secondo il racconto dei
pentiti. Sotto, riempita con ton-nellate di scarti di ogni prove-nienza industriale o tossica. So-pra, malata e in attesa: ma senza
diagnosi certa. Ora che, per deci-sione della Camera, sono acces-sibili a tutti i verbali del 1997, in
cui Schiavone affida alla Com-missione bicamerale sulle eco-mafie il racconto shock del busi-ness miliardario del traffico dei
rifiuti pericolosi, si muovono i
sindaci, la Coldiretti, le associa-zioni, i comitati di cittadini sul
piede di guerra.
A Casal di Principe, dove le ru-spe di Stato sono tornate di recen-te, il giorno dopo, regna un grande
silenzio. Che nasconde rabbia e
vergogna. La rabbia di chi vuole
certezze su quel che è stato sepol-to nei terreni, la vergogna di chi ha
venduto la salute dei propri suoli in
cambio di 200mila lire dell’epoca,
chiudendo un occhio di fronte al-l’arrivo dei camion con carichi di
immondizia “vietata”. I carabinie-ri e i vigili con gli specialisti dell’Ar-pac sono arrivati a scavare fino a 12
metri appena qualche giorno fa,
hanno trovato fanghi industriali e
frammenti di metalli, residui di fu-sti passati subito dalla procura an-timafia di Napoli all’esame degli
specialisti dell’Arpa regionale.
Una madre, ai bordi del paese di-ventato sinonimo di Gomorra, ora
si interroga e fa spallucce. «Li ho vi-sti scavare un’altra volta, a via Son-drio, a via Isonzo. Ma li avremo mai
i risultati, ce li daranno? Sapremo
quali rischi corrono i miei figli?».
Angela Cristiano si gira e trascina i
ragazzini verso il cortile interno.
Alla periferia di Casale, dove il gior-no di festa spegne le strade e tiene
le famiglie chiuse nei saloni delle
masserie, c’è persino un’area della
Curia attualmente sotto sequestro
per sospetti interramenti di rifiuti
gestiti dalla camorra. E nessuno se
n’è meravigliato. Renato Natale,
l’ex sindaco dell’antimafia, un
simbolo per Casale, però attacca:
«Hanno lasciato la vecchia im-mondizia anche intorno agli scavi.
Ci sono tante discariche a cielo
aperto. Lo abbiamo segnalato,
inutilmente».
Arrivavano fino a 30 metri per
seppellire i rifiuti industriali, rac-conta Schiavone. «A Villaricca e
Qualiano», nel napoletano, ad
esempio furono sotterrati 520 fusti
pericolosi. Nel 1991, primo cam-panello d’allarme: Michele Tam-burrino, autista argentino di origi-ni campane, fu costretto a lasciare
il camion in strada e a farsi portare
in ospedale, aveva i polmoni avve-lenati e la vista annebbiata dai va-pori dei bidoni appena trasportati
per conto dei casalesi. Poco dopo,
sarebbe esploso il blitz di Adelphi:
la prima inchiesta su logge masso-niche, mafie e politica intrecciate
intorno al traffico d’oro dei rifiuti,
in arrivo dal Settentrione delle no-stre industrie e dal nord Europa.
Ma Schiavone tocca decine di luo-ghi. Molte province. Compresa
quella di Latina, e il Molise. Una
“striscia del rischio” che mette i
brividi: carichi da milioni di ton-nellate, 800mila quelle sospette.
Già da tempo l’Ires (Istituto di ri-cerche economiche e sociali) cal-colava: da fine anni Novanta a og-gi i clan della camorra hanno sver-sato, solo nei 30 chilometri del lito-rale domizio «341mila tonnellate
di rifiuti speciali pericolosi, 160mi-la di rifiuti speciali non pericolosi e
altre 305mila di immondizia solida
urbana».
Schiavone dice: «A Castel Vol-turno, i veleni li interravamo nei la-ghetti». Racconta che negli anni
Ottanta toglievano sabbia dal lito-rale domitio per realizzare il calce-struzzo e poi i “laghetti”, «veniva-no imbottiti di rifiuti». Ma ogni bu-co era buono per colmarlo a peso
d’oro: anche sotto le vasche per
l’allevamento di pesci. Neanche le
acque si salvavano. Sarebbero sta-ti tombati fanghi a ridosso dei laghi
di Lucrino e d’Averno: luoghi per
eccellenza del mito, l’Averno era
porta d’ingresso dell’Ade, ora l’a-gonia dell’ambiente. Così il sinda-co di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia
annuncia «una task force per i con-trolli», anche nella zona flegrea dei
laghi. Anche i cittadini della “Terra
dei fuochi” dove solo ieri i vigili del
fuoco hanno spento oltre quindici
incendi, premono per le bonifiche,
annunciano una grande manife-stazione di piazza a Napoli per sa-bato 16. «L’abbiamo sempre detto
che ci hanno avvelenato da anni».
Sì, lo sapevano tutti. Specie i
colletti bianchi, ingegneri delle
discariche lecite e illecite, e pezzi
di Stato deviato che hanno parte-cipato alla pioggia di miliardi dei
commissariamenti sui rifiuti in
Campania. E lo raccontavano i
pentiti. Non solo Schiavone. Ma
anche Gaetano Vassallo, auten-tico imprenditore dei rifiuti, che
ha “rovinato” padrini e politici di
spicco, come Nicola Cosentino.
E lo sta ripetendo, da qualche
mese, il più recente dei collabo-ratori di giustizia: Luigi D’Am-brosio, alias Uccellino. Uno che
comincia così i suoi verbali. «So-no quello che spostava la terra e
guidava i camion con i rifiuti. So-lo io ho visto calare giù una venti-na di furgoni. Io sono l’escavato-rista
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