NEW YORK — «Sono sicuro che grazie al
supporto della comunità internazionale
gli Stati Uniti dovranno rinunciare ai loro
comportamenti scorretti e dannosi»:
Edward Snowden scrive così in una lettera
aperta indirizzata alla Germania. E annun-cia di essere pronto a testimoniare davanti
al parlamento e gli organi della giustizia te-deschi: «Voglio raccontare quello che so e
fare chiarezza su questa vicenda e sulle in-tercettazioni a danno della Merkel. Dire la
verità non può essere un reato», spiega al
deputato verde Hans Christian Stroebele
in missione segreta a Mosca: «Lui vorrebbe
anche andare negli Usa per esporre la sua
versione davanti al Congresso», rivela. In
realtà per l’ex agente della Nsa lasciare la
Russia sarà molto difficile, perderebbe lo
status di rifugiato: «Siamo pronti e molto
interessati a quello che ci vorrà raccontare
e faremo tutto il possibile per garantirgli la
massima sicurezza», conferma il ministro
degli Interni Hans Peter Friedrich. Secca la
replica della Casa Bianca: «Snowden deve
tornare, è accusato di reati molto gravi di
cui deve rispondere davanti ad un tribuna-le».
La pressione sugli Usa è forte. Pechino e
Mosca ribadiscono la loro preoccupazio-ne. Barack Obama non può più far finta di
niente e prosegue nella sua cauta linea di
cambiamento. Alcune fonti rivelano alla
Reutersche il presidente avrebbe ordinato
di sospendere i programmi di spionaggio
al Palazzo di Vetro e nelle sedi di Washing-ton del Fondo monetario internazionale e
della Banca mondiale. Sul fronte diploma-tico tocca al Segretario di Stato John Kerry
spingersi più avanti: «Dobbiamo ammette-re che in qualche occasione siamo andati
troppo in là. Le agenzie di sicurezza si sono
mosse con il pilota automatico senza con-sultarsi con i vertici politici. Non deve acca-dere più».
Ma chi non accetta di farsi schiacciare
dai giochi politici è il capo della Nsa Keith
Alexander che esce allo scoperto andando
in rotta di collisione con Washington: «Io
non mi sono sposato con questi program-mi, se ci fosse un modo migliore per com-battere il terrorismo ne sarei felice. Noi ma-neggiamo, con tutti questi dati, un nido di
calabroni e io lo lascerei volentieri andare
ma bisogna prima capire come continuare
a garantire la sicurezza degli Stati Uniti».
Poi aggiunge: «Se ci fermassimo adesso sa-rebbe molto pericoloso: rischieremmo un
nuovo 11 settembre». Ma l’ultima stoccata,
la più dura, è per il Dipartimento di Stato:
«Non siamo stati noi a decidere di spiare di-plomatici e leader degli altri paesi: ci è stato
espressamente chiesto dai politici, amba-sciatori per primi».
E sul dibattito arrivano le nuove rivela-zioni sui programmi di spionaggio. Secon-do il Guardiannella raccolta dati sono coin-volte direttamente anche agenzie europee,
in prima fila Germania, Francia, Spagna e
Svezia che avrebbero usato i cavi a fibre ot-tiche e gli altri strumenti della Nsa per met-tere le mani su informazioni sensibili. Un
ruolo più defilato quello dei servizi italiani
bloccati da liti interne e dai limiti di legge.
James Crapper, il capo della sicurezza Usa,
lo aveva detto: «Se i nostri alleati vanno si-no in fondo potrebbero trovare loro stessi»
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