U
N COMPITO ingrato at-tende la Commissione
europea dopodomani:
deve indicare il livello di disa-vanzo che, a suo parere, l’Ita-lia raggiungerà quest’anno.
Sembra solo un numero in
una casella delle previsioni
economiche d’autunno, ma è
una scelta carica di conse-guenze.
E I tecnici di Bruxelles
concludono che il deficit
stia di nuovo superando
il 3% del Prodotto interno lor-do (Pil), dovranno rimettere il
Paese sotto procedura per
violazione delle regole euro-pee di finanza pubblica. Il go-verno perderebbe lo spazio
per nuovi investimenti, circa
tre miliardi, che sono alla ba-se della manovra sul 2014. I
saldi sull’anno prossimo tor-nerebbero in gioco, le speran-ze di ripresa si allontanereb-bero.
Qualunque sia il contenuto
delle previsioni di martedì,
non si tratta di uno scenario
ipotetico. In realtà, rimane
probabile che la Commissio-ne dia fiducia all’Italia e prefe-risca semmai attendere il
consuntivo dei conti a marzo
per riaprire - se necessario - la
procedura. Bruxelles ha deci-so solo in luglio scorso di ri-portare il Paese nella lista di
quelli in regola. Nessuno ha
fretta di tornare sui propri
passi sulla base di una sempli-ce previsione, dunque la tre-gua per ora dovrebbe tenere.
I dubbi riguardano però la
sostanza, perché il rischio che
il deficit del 2013 superi il 3% è
reale. Dentro e fuori il mini-stero dell’Economia, gli ad-detti ai lavori sanno che la ma-novra correttiva da 1,5 miliar-di approvata in ottobre forse
non basterà. I saldi di bilancio
restano sul filo. Lo stop al pa-gamento della tassa sulla pri-ma casa, il blocco dell’au-mento dell’Iva in estate e una
caduta dell’economia oltre le
attese hanno aperto una falla
per niente facile da ricompor-re.
Già solo un’occhiata agli
scenari di crescita suggerisce
che il rispetto dei vincoli euro-pei è in pericolo. Dopo la ma-novrina, il governo conferma
che quest’anno il deficit si fer-merà al 3%. Ma lo fa sulla base
di previsioni di un aumento
delle entrate fiscali grazie a un
rimbalzo del Pil che, quanto
meno, resta da dimostrare. Si-curamente il gettito Iva sta
migliorando, sospinto anche
da un recupero dell’edilizia:
per la prima volta da anni i da-ti dei bonifici sulle ristruttura-zioni risultano incoraggianti.
Eppure gli equilibri di bi-lancio restano fragili, perché
fondati su grandezze econo-miche incerte. Il Tesoro stima
di poter centrare il 3% di defi-cit sulla base di una crescita
pari a zero fra luglio e settem-bre e di un rimbalzo di 0,2% fra
ottobre e dicembre di que-st’anno. Il problema è che sta-bilizzazione e recupero del-l’economia non sono affatto
sicuri. Al contrario: la scorsa
settimana i vertici dell’Istat
hanno fatto sapere che anche
nel terzo trimestre 2013 c’è
stato un “lieve declino” del Pil
e hanno ridotto le stime del-l’anno a una contrazione di
1,8% (dall’1,7% precedente).
Anche l’ultimo trimestre po-trebbe essere un po’ meno
buono di quanto sperato, spe-cie se l’incertezza sulle scelte e
la tenuta del governo conti-nuerà a paralizzare le decisio-ni di spesa degli italiani.
In queste condizioni, a fine
anno mancherebbero circa
due miliardi per riuscire a sta-re nei limiti. È uno dei misteri
dell’Europa che uno sposta-mento così lieve possa avere
conseguenze così vaste solo
perché una linea viene for-malmente varcata. Ma questo
era chiaro dall’inizio, quando
le autorità italiane si erano
impegnate sul deficit a
Bruxelles e avevano ottenuto
spazio per poter investire
quando fosse rimasto entro il
3%.
Quanto al 2014, poi, la
Commissione europea non
sposa le previsioni del gover-no di un deficit al 2,5% e dirà
che arriverà (almeno) al 2,7%.
Ancora una volta, teme che la
crescita sia più debole di
quanto si preveda a Roma.
In queste condizioni, Fabri-zio Saccomanni è determina-to a fare il possibile per rispet-tare il vincolo del 3% que-st’anno. Di qui la possibilità
aperta di dover pagare la se conda rata dell’Imu a dicem-bre. Poi però c’è un parados-so. Questo ministro dell’Eco-nomia ha fatto del pagamen-to degli arretrati dello Stato al-le imprese una delle scelte più
importanti. Entro fine anno
saranno liquidati circa 22 mi-liardi, con un impatto positi-vo sulla crescita.
Intanto però, mentre salda i
vecchi arretrati, lo Stato ne ac-cumula di nuovi: pur di tene-re il deficit al 3%, il Tesoro ha
ripreso a stringere al massimo
le cinghie sui pagamenti ai
fornitori. È vero che da un lato
versa oltre venti miliardi e dal-l’altro nega nuovi pagamenti
alle imprese “solo” per centi-naia di milioni. Ma tutti ormai
conoscono i danni che opera-zioni del genere infliggono al-la fiducia, alla liquidità delle
imprese, alla loro capacità di
pagare i salari e di sopravvive-re. Se si torna a questa casella
di partenza, è perché i partiti
non hanno mai guardato alle
conseguenze delle loro pro-messe sull’Imu o sull’Iva. Fino
alla linea del traguardo, quel-la che ora rischia di allonta-narsi di nuovo.
Nessun commento:
Posta un commento