L’
ultimo “bar ameri-cano” ha abbassato
la saracinesca qual-che mese fa, chiu-dendo un’epoca. Nella rue Fro-chot ormai si vedono solo ragaz-zi modaioli che ascoltano con-certi rock e sono in cerca di in-contri non mercenari. All’angolo
della mitica strada a luci rosse ha
aperto un supermercato biologi-co, il massimo della trasgressio-ne è comprare frutta e verdura
senza pesticidi. Anche i vecchi
sex shop stanno chiudendo op-pure si riconvertono in più fre-quentabili “love store” dove le
coppie arrivano per scegliere in-sieme lingerie e giocattoli erotici.
Addio a Pigalle, benvenuti a
SoPi, ovvero South Pigalle, il pe-rimetro del nono arrondisse-ment tra il boulevard Clichy, un
tempo via del peccato, e la Butte
Montmartre, che non è più la col-lina bohème degli artisti, e nem-meno quel crocevia tra sesso e
criminalità. Ci sono sempre le
carovane di turisti che scendono
dai pullman davanti al Moulin
Rouge ma di rosso è rimasto ben
poco. Nonostante il nome spor-caccione, i Dirty Dick è un locale
di tendenza per sorseggiare
cocktail hawaiani. A Le Scandal,
dove una volta le squillo allieta-vano le serate di inconsolabili
clienti, si viene per ballare e
tutt’al più è concesso fumare.
«Pigalle farà la fine del Ma-rais?», si domandava ieri il Jour-nal du Dimanche, ricordando
come la zona dei bassifondi in-torno alla place des Vosges sia
stata ripulita e trasformata in
quartiere ultrachic. La rapida
trasformazione di quella che
nell’Ottocento fu la Nouvelle
Athènes, laddove vissero innu-merevoli scrittori e artisti, è foto-grafata dal declino dei “bar ame-ricani”, i night club con accom-pagnatrici che avevano fatto la
felicità dei soldati statunitensi
durante la Liberazione. Le ragaz-ze erano chiamate “ bouchon-neuse” perché pagate in percen-tuale sui tappi, bouchons, di
champagne che riuscivano a far
stappare ai clienti. All’inizio de-gli anni Duemila c’erano ancora
un centinaio di questi “bar”, og-gi ne rimangono meno di venti e
quattro sono sotto sfratto. La
febbre immobiliare, con au-menti del 25 per cento nell’ulti-mo decennio, ha costretto molti
proprietari a traslocare verso gli
Champs-Elysées.
«Il quartiere si è gentrificato»,
racconta Antoine Fleury, ricer-catore al Cnrs e studioso dell’e-voluzione sociologica di Pigalle.
«Il business del sesso non piace
più ai residenti». È la fine di una
tradizione durata oltre un seco-lo, con i primi club aperti alla fine
dell’Ottocento, seguendo le tan-te evoluzioni del costume, dai
bordelli di inizio Novecento ai
peep show degli anni Settanta. Il
nightclub F’Exhib, in rue Fro-chot, che ha resistito alla gentri-ficazione fino all’estate scorsa,
adesso è stato sostituto da un lo-cale meno equivoco ma più
trendy, Le Glass. L’ex sala a luci
rosse Divan du Monde è diventa-ta un centro culturale. Il nuovo
Café Pigalle, boulevard Clichy,
ha mantenuto solo fotografie
vintage di ragazze discinte per ri-cordare il suo passato hard. Tra il
2007 e il 2011, un terzo dei sex
shop di Pigalle è scomparso. Agli
incorreggibili nostalgici rimane
solo il Sexodrome, su tre piani,
con sauna e bar “libertino”.
Le atmosfere depravate che
piacevano a Toulouse Lautrec,
Manet e tanti altri pittori sono
sempre più rarefatte. Pauline Vé-ron, la candidata socialista nel
nono arrondissement alle pros-sime elezioni di marzo, ha chie-sto di vincolare le nuove licenze
a SoPi per trasformare tutti i ni-ghtclub e sex shop in librerie e
boutique di moda. Ma non è solo
una questione di gentrificazio-ne, com’è accaduto in altre capi-tali. La vecchia Pigalle scompare
anche perché l’immaginario
sessuale è cambiato. «Molte per-sone non cercano più corpi ma
solo immagini, che trovano facil-mente online», spiega Alain Plu-mey, nato nel 1948 ai piedi della
Butte Montmartre, e fondatore
del Museo dell’Erotismo sul
boulevard Clichy. Il sesso, dice, si
consuma sempre più in solitudi-ne, davanti a uno schermo. E alla
fine la Buoncostume ha ceduto il
passo ai vigili che devono inter-venire per le proteste dei bobo,
bourgeois-bohémien, disturba-ti dal troppo rumore dei nuovi lo-cali notturni
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