ILANO — Il ministro della Giu-stizia Annamaria Cancellieri è nel-la bufera per essersi interessata al-le condizioni di salute di Giulia Li-gresti, in carcere per le vicende le-gate al falso in bilancio di Fonsai.
Tuttavia i rapporti tra la Cancellie-ri e la famiglia siciliana si erano de-teriorati da tempo a causa del ruo-lo ricoperto dal figlio del ministro,
il manager Piergiorgio Peluso che
nel maggio 2011 era entrato in
Fonsai come direttore generale.
Arriva da Unicredit, dove ha segui-to il cliente Fonsai in qualità di cre-ditore, ma ci resta solo un anno.
Nel settembre 2012 è già diventa-to direttore finanziario di Tele-com. Più ruoli giocati su più fronti
che gli atti dell’inchiesta della pro-cura di Torino sui bilanci di Fonsai
permettono di inquadrare me-glio, anche alla luce di interrogato-ri e intercettazioni. Il passaggio da
Unicredit a Fonsai Peluso lo rac-conta così al sostituto procuratore
Marco Gianoglio: «Raggiunsi un
accordo con la famiglia Ligresti ...
Per quanto mi riguarda si trattava
di una possibilità di crescita pro-fessionale, anche perché vi erano
alcune incertezze riguardo il mio
futuro in Unicredit. Tengo a sotto-lineare che sul mio nome non vi fu
una imposizione da parte di Uni-credit». La figura di Peluso, in quel
momento, sembra soddisfare tut-ti. Sia i Ligresti, che hanno da mol-ti anni un buon rapporto con la
madre Annamaria (a quell’epoca
prefetto a Bologna, ndr.), amica
della compagna di Salvatore, Ga-briella Fragni, sia i vertici di Uni-credit che conoscono bene le ca-pacità del banchiere. La situazio-ne della compagnia è critica, la
banca guidata da Federico Ghiz-zoni si è da poco impegnata a sot-toscrivere un aumento di capitale
in Fonsai e Milano per raddrizzare
la situazione patrimoniale in peg-gioramento. «Era opinione comu-ne all’interno di Unicredit - rac-conta Peluso agli inquirenti - che
Fondiaria fosse una buona com-pagnia dal punto di vista indu-striale, pur con la consapevolezza
della sussistenza di problemi dal
punto di vista patrimoniale, com-pagnia che necessitava, pertanto,
per tornare a produrre utili, di
un’attività di riorganizzazione».
Peluso entra dunque in Fonsai,
a luglio si conclude l’aumento di
capitale e contestualmente tra i
soci compare anche il fondo Am-ber, che ha acquistato da Unicre-dit diritti di opzione rimasti inop-tati. Una modalità che ha inso-spettito gli inquirenti. «Il sospetto
pare sia legato al fatto che la parte-cipazione al capitale sociale del
fondo Amber sia stato in qualche
modo “agevolato” dall'ex diretto-re generale di Fonsai, Piergiorgio
Peluso, attraverso uno sconto sui
diritti», si legge nelle annotazioni a
margine delle intercettazioni.
Amber è il fondo che a ottobre
2011 denuncia al collegio sindaca-le di Fonsai le gravi irregolarità
nelle operazioni che avevano co-me controparte la famiglia Ligre-sti. Fatti che poi hanno fatto scat-tare le indagini della magistratura,
della Consob, dell’Isvap e accele-rarono l’uscita di scena dei Ligre-sti.
A settembre 2011, però, Peluso
si rende conto che la situazione dei
conti della compagnia è peggiore
del previsto e comincia a pensare
che occorra un nuovo aumento di
capitale. Il manager informa la fa-miglia Ligresti in una riunione del
27 settembre tenuta negli uffici di
Fonsai. «L’analisi che viene rap-presentata lasciò perplesso l’inge-gnere e i suoi figli, che non erano
convinti della necessità di proce-dere a nuovi aumenti di capitale»,
racconta Peluso. «Feci loro pre-sente che tale aumento era solu-zione da prendersi in considera-zione, anche al fine di evitare che il
processo di ripatrimonializzazio-ne fosse governato da terzi e così
nei fatti imposto». Ma la famiglia
non ne vuole sapere, da quel mo-menti i rapporti con Peluso si in-crinano e le strade divergono. Il
manager tira dritto sulla strada
dell’aumento, forte del sostegno
di Mediobanca e di una relazione
dell’Isvap che indicava la neces-sità di rimpinguare le riserve della
compagnia per 314 milioni. Il cda
di Fonsai del 23 dicembre quanti-fica il nuovo intervento in 750 mi-lioni con l’Isvap che a quel punto
indica una mancanza di riserve
per Fonsai e Milano di 660 milioni.
Tra Natale e Capodanno c’è un
primo accordo tra i Ligresti e Uni-pol, sollecitato da Mediobanca,
per l’unione delle due compagnie
e il cda di Fonsai del 29 gennaio
porta l’aumento di capitale fino a
1,1 miliardi. Era in effetti così gra-ve la situazione della Fondiaria o è
stata amplificata per pilotarla nel-le braccia di Unipol? È a questa do-manda che le procure di Torino e
Milano stanno cercando di ri-spondere. Di certo i rapporti tra
Peluso e la famiglia Ligresti non
sono più quelli di una volta. «Sto
Peluso è il figlio del ministro Can-cellieri... Siccome lui è talmente
protetto, figurati cosa gli daranno
in Telecom», afferma Giulia Ligre-sti in una intercettazione. «É en-trato da noi un anno fa ed è uscito
ieri con una buona uscita di 5,5 mi-lioni (in realtà 3,6 milioni più lo sti-pendio di un anno, ndr.). É entra-to e ha distrutto tutto. Ha avuto il
mandato. Come se tu entri in un’a-zienda e svalorizzi tutto, distruggi
tutto, fai in modo che uno la può
prendere a zero
Nessun commento:
Posta un commento