LONDRA — Così fan tutti, ma a
quanto pare non l’Italia. Quanto
dichiarato nei giorni scorsi dalla
National Security Agency ameri-cana (Nsa), secondo cui i servizi
segreti dei paesi europei aveva-no collaborato con Washington
fornendo dati sullo spionaggio
elettronico in Europa, risponde
sostanzialmente al vero. Lo di-mostrano nuove rivelazioni
pubblicate dal quotidiano Guar-diandi Londra sulla base dei da-ti raccolti da Edward Snowden,
la “talpa” della Nsa attualmente
rifugiato a Mosca. Gli 007 britan-nici del Gchq, l’agenzia di spio-naggio del Regno Unito, hanno
coordinato di fatto una vasta re-te di sorveglianza di massa delle
comunicazioni telefoniche e In-ternet in Europa, messa in piedi
5 anni fa. I più impegnati erano i
servizi di spionaggio della Fran-cia, ma anche quelli di Germa-nia, Spagna e Svezia partecipa-vano attivamente al program-ma. Mentre la Nsa americana
svolgeva un ruolo di consulente
nell’aiutare i partner europei ad
aggirare le leggi nazionali che li-mitano i poteri dei Servizi.
Anche all’Italia era stato pro-posto di prendere parte all’ope-razione, ma le nostre autorità si
sono rifiutate affermano i “file”
rinvenuti da Snowden, suscitan-do la “frustrazione” dei colleghi
britannici, che definiscono il
“no” italiano anche come il frut-to di “divisioni” interne tra le va-rie agenzie di spionaggio del no-stro paese. «Per una volta i docu-menti di Snowden chiariscono
che i Servizi italiani sono più ga-rantisti di quelli di altri paesi, e
non sono disposti ad andare al di
là di quanto previsto dall’ordina-mento», spiega una fonte della
nostra Intelligence. E una fonte
del governo, aggiunge: «Quanto
rivelato ora è la prova che abbia-mo detto la verità al parlamento
e all’opinione pubblica, noi non
siamo stati coinvolti in azioni
clandestine di questo tipo». E in-tanto la Germania (che smenti-sce quanto riportato dal Guar-dian) e il Brasile hanno presen-tato all’Onu una risoluzione per
proteggere il diritto dei cittadini
alla privacy nell’era digitale.
I servizi italiani sono stati i me-no collaborativi, rivelano i “file”,
perché “divisi” tra di loro e per-ché le leggi italiane “legavano lo-ro le mani”. Gli agenti britannici
esprimevano “frustrazione” per
“le frizioni interne tra le agenzie
italiane”, quali l’Aise e l’Aisi, e per
i limiti imposi dalle nostre leggi
alle loro attività. «Il Gchq ha ge-stito alcune attività di antiterro-rismo e ha avuto discussioni
concentrate sulla sicurezza di in-ternet con entrambe le agenzie
di intelligence (italiane, ndr.),
ma ha scoperto che i servizi ita-liani sono divisi e si sono dimo-strati non in grado e/o non in-tenzionati a collaborare tra di lo-ro», afferma il rapporto in que-stione. In seguito il Gchq si la-menta di essere ancora in attesa
di risposta «dall’Aisi (il contro-spionaggio civile italiano, ndr)
su una recente proposta di colla-borazione», e aggiunge: «Gli ita-liani si sono dimostrati ansiosi
(di collaborare, ndr) ma gli impe-dimenti legali potrebbero avere
ostacolato la loro capacità di ri-spettare l’impegno assunto».
Ieri Germania e Brasile hanno
chiesto all’Assemblea generale
dell’Onu di adottare una bozza
di risoluzione per il diritto alla
privacy nell’era digitale, soste-nendo che la raccolta illegale di
dati personali «costituisce un at-to altamente invadente» ed
esprimendo profonda preoccu-pazione «per le violazioni dei di-ritti umani e gli abusi che posso-no derivare dalla condotta di
qualsiasi sorveglianza delle co-municazioni». Nel frattempo
fonti britanniche affermano che
David Miranda, il compagno
brasiliano di Glenn Greenwald, il
giornalista americano che ha
coordinato la pubblicazione
delle rivelazioni del Datagate sul
Guardian lavorando a stretto
contatto con Snowden, sarebbe
coinvolto in attività di “terrori-smo”, in particolare facendo
passare documenti ricevuti da
Snowden attraverso l’aeroporto
londinese di Heathrow nell’ago-sto scors
“Nulla sfugge agli Usa
anche Netanyahu
è stato sorvegliato”
ERZILYA — «Penso che se la Nsa
spiava le telefonate della cancel-liera Merkel, allora ha certamen-te intercettato anche il premier
Benjamin Netanyahu, per anni
ha ascoltato ogni cosa anche in
Israele. Certo, è necessario racco-gliere informazioni in tutto il
mondo perché il terrorismo è or-mai mondiale, ma spiare le lea-dership dei Paesi alleati è una
porcheria». Seduto nel suo ufficio
di Herzilya Danny Yatom, ex di-rettore del Mossad e Consigliere
della sicurezza nazionale quando
era premier Ehud Barak, parla
con serenità di un mondo fatto di
ombre, inganni, doppiogiochisti,
segreti disvelati o taciuti. Il gene-rale Yatom, atletico per i suoi 68
anni, viene dalle fila del Chief of
Staff Command, il Sayyeret
Matkal (le Forze speciali) di cui è
stato vice-comandante, sembra
sincero quando dice: «A casa de-gli amici non si spia». Perché, poi
aggiunge: «Però ci sono cose che
si fanno insieme e cose che si fan-no da soli, anche sul territorio di
un Stato amico, a patto però che
questo non lo danneggi».
Quindi gli europei sono degli
ingenui a pensare che fra alleati
non ci si spia?
«Non sono sicuro che siano in-genui, ma hanno ragione quando
criticano gli Usa. Bisogna dedica-re tutte le risorse di intelligence
per combattere i pericoli maggio-ri che non vengono da Stati amici.
Lo spionaggio contro paesi amici
quando viene scoperto, e viene
sempre scoperto, provoca dei
gravi danni come vediamo oggi».
Se gli americani spiavano an-che Netanyahu significa che non
si fidano di nessuno.
«Per far fronte a minacce glo-bali come il terrorismo mondiale
servizi dei Paesi democratici de-vono collaborare. E per collabo-rare su faccende così sensibili, ci
deve essere un rapporto di fiducia
assoluta».
Il Mossad ha sempre condi-viso tutto con Cia?
«La collaborazione è molto
stretta. Così è anche con l’MI6 e
molti altri servizi. Ci si racconta
quasi tutto su argomenti concre-ti, per esempio sui tentativi dell’I-ran di produrre la bomba atomi-ca».
Esiste un primo cerchio di in-telligence che condivide tutto, i
“Five Eyes” (Usa, Gran Bretagna,
Canada, Nuova Zelanda ed Au-stralia), poi ci sono tutti gli altri:
come se fossero due club diver-si...
«Non è esatto: si lavora con cia-scuna organizzazione separata-mente. Può capitare che la Cia
sappia da noi cose che non ven-gono dette all’MI6, sebbene fac-ciano parte dello stesso club».
Si possono evitare casi come
quello di Snowden?
«Non è possibile. Gli uomini
sono creature complesse e quan-do si arruola qualcuno nella Cia o
nel Mossad si fanno molti con-trolli ma alle volte gli esami sba-gliano
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