martedì 12 novembre 2013
ESPRESSO - E l’antimafia si divise in DISCARICA Confindustria e giunta Crocetta separate dai rifiuti. E l’ex pm diventato assessore denuncia: attacchi per interessi personali
eleni, insinuazioni, minacce o
peggio: si aspettava attacchi di
ogni tipo, il pm antimafia Nico-lò Marino, quando ha accettato
un posto da tecnico nella giunta
di Rosario Crocetta, che dal novembre 2012
governa la Sicilia. «Fare l’assessore ai rifiuti,
acqua ed energia in questa regione può es -sere pericoloso come indagare sulle stragi di
mafia», gli dicevano i poliziotti con cui
aveva condiviso anni di inchieste ad altissi -mo rischio nella procura di Caltanissetta.
Quello che non poteva immaginare, l’ex
magistrato, era di ritrovarsi bersaglio di un
pezzo nobile e importante del nuovo fronte
antimafia a cui lui stesso si sentiva vicino:
una parte di Confindustria Sicilia.
«È in corso una manovra che mira a iso -lare Crocetta attaccando me, anzi la nostra
gestione dell’emergenza rifiuti, che il gover-natore condivide e difende», spiega Marino,
soppesando le parole, nel suo ufficio-bunker
con computer e telefonini che non danno
tregua. «Con la riorganizzazione dell’intero
sistema di raccolta e smaltimento stiamo
toccando interessi enormi. Le nostre scelte si
possono sempre discutere, criticare e miglio -rare. Ma il nostro lavoro va giudicato dai
fatti: le delibere, i dati, i risultati sono pubbli -ci. Io non accetto che il mio assessorato
venga additato come succube di una “logica
dell’emergenza” che sarebbe funzionale a
“interessi mafiosi”. Gli interessi mafiosi noi
li stiamo combattendo, e non solo a parole.
Ciò che deve emergere, ora, sono gli interessi
privati di chi pensa di poterci insultare impu -nemente riparandosi dietro lo scudo di Con -findustria Sicilia».
Brutta storia, le polemiche tra persone
oneste che dovrebbero restare unite per
combattere i sistemi criminali e le loro rami -ficazioni economiche e politiche. In Sicilia il
fronte contro Cosa Nostra è sempre stato
diviso, dai tempi in cui toccò a Falcone e
Borsellino sentirsi dare dei professionisti
dell’antimafia. Ma certe ferite della storia
non si rimarginano e la coazione a ripetere
gli errori del passato sembra ancora oggi ir-E l’antimafia si divise in
DISCARICA
Confindustria e giunta Crocetta separate dai rifiuti. E l’ex pm
diventato assessore denuncia: attacchi per interessi personali
Di paolo bionDani
14 novembre 2013 |
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resistibile. Per misurare la carica di veleni di
cui si sente vittima Nicolò Marino, al punto
da denunciarlo a “l’Espresso”, basta citare
una sola inchiesta: via D’Amelio. Si deve alla
squadra antimafia guidata da questo magi -strato, ora prestato alla pubblica ammini -strazione («Non alla politica», ci tiene a dire),
se la giustizia italiana ha potuto smascherare
vent’anni di menzogne di Stato, falsi pentiti
e condanne di innocenti per la strage che è
costata la vita a Paolo Borsellino e alla sua
scorta. Diventato assessore regionale con i
poteri che il governo siciliano aveva già dai
tempi di Totò Cuffaro, perché i rifiuti in Sici -lia sono sempre stati un’emergenza da sfrut -tare, Marino da un anno sta provando a
usarli «per cambiare il sistema».
La Sicilia non ha inceneritori e fa pochis -sima raccolta differenziata: più del 90 per
cento dei rifiuti finiscono nelle discariche;
gli enti delegati (Ato) erano carrozzoni
clientelari indebitatissimi; l’Amia di Paler-mo è addirittura fallita lasciando l’immon -dizia nelle strade. «Con i nostri tecnici ab -biamo smaltito 70 mila tonnellate di perco -lato altamente inquinante e messo in sicu -rezza la discarica di Bellolampo a Palermo,
che dal 9 agosto ha l’Aia, l’Autorizzazione
integrata ambientale, per la prima volta
nella sua storia. Poi abbiamo sciolto gli Ato
e imposto ai comuni un crono-programma
per la raccolta differenziata sotto minaccia
di commissariamento». L’assessore Marino
si sbraccia tra grafici, tabelle, direttive e
circolari. «Abbiamo trovato le prove degli
accordi illeciti tra i raggruppamenti di im -prese che si erano spartiti i giganteschi ince -neritori da 5,5 miliardi, assegnati nel 2002
senza gara e quindi annullati dalla Corte
europea. E ora abbia-mo vinto il processo:
questa sentenza del Tar
certifica che aziende del
Nord controllate da
gruppi Enel e Falck ave-vano stretto patti anti-concorrenza che coin-volgevano anche im-prese infiltrate dalla
mafia. Era il nuovo
“tavolino degli appal-ti”, come lo chiamano i
giudici: abbiamo trova-to gli stessi documenti,
con testi identici, firma-ti lo stesso giorno da-vanti allo stesso nota-io... Ciò significa che la Regione Sicilia non
deve più rimborsare 330 milioni di euro a
queste aziende private, ma può chiedere i
danni e costruire impianti più moderni di
pirolisi. È chiaro, adesso, che livello di inte -ressi sta toccando la giunta Crocetta?».
Il governatore ha bisogno di una mag -gioranza politica: è sicuro del suo appog -gio? «Crocetta è schierato con chi vuole
fare pulizia». Marino non dice di più. È un
suo collaboratore, più tardi, a spiegare
quanto sia forte il rapporto: «Quando era
sindaco di Gela, una sua inchiesta gli ha
salvato la vita: Cosa Nostra voleva uccide -re Crocetta. Non erano solo parole, la
polizia ha trovato le armi».
A Marino sembra che la giunta Crocetta
possa continuare, tra mille difficoltà politiche
e di bilancio, la stessa battaglia delle procure
antimafia. Eppure la critica più aspra è venu -ta proprio da Confindustria Sicilia, che nel
2007 ha deciso la storica svolta della legalità:
espulsione per gli imprenditori che pagano il
pizzo e non denunciano il racket mafioso.
Come si spiega un attacco così pesante sui
rifiuti? «Il problema è questa circolare», ri -sponde Marino, mostrando una specie di
ultimatum ai gestori delle uniche quattro
discariche siciliane: grazie ai poteri d’emer-genza, l’assessorato impone ai privati di co -struire moderni (e costosi) impianti di tratta -mento, altrimenti scatta il commissariamen -to o la chiusura. «Vada a vedere chi ci conte -sta a nome di Confindustria Sicilia».
A firmare l’attacco è uno dei vicepresiden -ti, Giuseppe Catanzaro. Un grande impren -ditore dei rifiuti, che con il fratello Lorenzo è
titolare della discarica di Siculiana (Agrigen -to): 2 milioni di metri cubi di capacità residua,
un business da 100 milioni di euro.
Difficile, a questo punto, non pensare a un
attacco politico mosso da un interesse priva -to. A “l’Espresso” risulta che i vertici di
Confindustria nazionale, informati dell’ac -caduto, abbiano già sottoposto il vicepresi -dente siciliano a una severa reprimenda.
Forse sarebbe stato opportuno renderla
pubblica per evitare che l’attacco a Marino
potesse essere strumentalizzato. Fonti giudi -ziarie, d’altra parte, avvertono che Catanza -ro ha una storia che merita il massimo rispet -to: taglieggiato da un boss sanguinario, è
stato uno dei primi imprenditori siciliani che
hanno avuto il coraggio di denunciare Cosa
Nostra. E la sua discarica, come riconosce
l’assessore Marino, ha le tariffe più basse
della regione: 66 euro a tonnellata (di cui 6,2
da girare ai comuni), mentre le due catanesi
ne incassano da 81 a 108.
Prima di dichiarare chiarito l’incidente sui
rifiuti, però, bisogna allargare il quadro:
Marino non è l’unico della squadra di Cro-cetta a sentirsi in bilico tra attacchi politici e
manovre gattopardesche. In Sicilia, in questi
mesi di cambiamento, sta ricevendo «conti -nue minacce di morte» - confermate da
procuratori e prefetti nel vertice d’urgenza
del 21 ottobre - un super-tecnico, Alfonso
Cicero, che sta liquidando il sistema delle Asi
(Aree di sviluppo industriale): una macchina
di potere clientelare, a forte infiltrazione
mafiosa, che in trent’anni ha accumulato
debiti per 400 milioni di euro. Confindustria
Sicilia appoggia questa riforma varata dalla
giunta Crocetta, che però si scontra con
violente resistenze. Secondo i vertici dell’as -sociazione, non è un caso che proprio ora i
boss mafiosi siano tornati a pretendere il
pizzo, reclamando addirittura «gli arretrati
a partire dal 2007», come hanno già denun -ciato tre grandi industriali siciliani. «Dobbia -mo restare uniti e sostenere il cambiamento»,
riassume un dirigente di Confindustria:
«Spezzare il fronte antimafia significa perpe -tuare il blocco di potere di Cosa Nostra»
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