ove ti porta il cuo-re. Adesso si può, an-che nell’unico regi-me di successo della
storia. La propagan-da di Pechino impone il «sogno
cinese» del presidente Xi Jinping,
ma la massa dei cinesi, in quanto
a sogni, comincia a preferire i pro-pri. Sogno numero uno: andare
via, mollare tutto e seguire solo i
propri desideri, subito, per non
scoprire di aver buttato via il tem-po. In Europa e Usa «cambiare vi-ta» è stata l’icona della rivolta gio-vanile anni Settanta ed è il simbo-lo della resa contemporanea de-gli stessi adulti, nuovamente in
crisi. In Cina la rivolta della gene-razione «paga da fame» diventa
invece la sola forma di opposizio-ne che il partito-Stato non riesce
a punire: e il popolo delle «dimis-sioni nude», che in Occidente i
pessimisti definiscono «al buio»,
comincia a spaventare il partito
della grande urbanizzazione for-zata. Maestri nelle riproduzioni, i
cinesi hanno creato ora anche il
loro Jack Kerouac. Si chiama
Zhang Xinyu, non è uno scrittore
maledetto, ma è già una star del
web grazie al documentario «Sul-la strada», che dimostra come i
sogni «siano lì, delle realtà solo in
attesa di essere realizzate».
Messaggio dirompente, nella
Cina dei nuovi colletti bianchi
strappati ai villaggi rurali e rin-chiusi negli uffici metropolitani:
al punto che l’«On the Road» ma-de in China, sulla pur censurata
Rete, è stato visto cento milioni di
volte e sta collezionando i com-menti adoranti di stuoli di cinesi.
Il «metodo Zhang», ad un sociolo-go americano, potrebbe apparire
banalmente eccentrico: niente
India, ma un viaggio lungo un an-no, con la fidanzata, in luoghi re-moti del pianeta, preferibilmente
scossi da catastrofi. Al grande po-polo dell’esistenza pre-pianifica-ta dai funzionari post-maoisti,
dalla nascita alla morte, quella
trasgressione ingenua invece
piace e si trasforma nel manifesto
della ribellione dei figli unici del
mitizzato «operaio di Shenzhen».
Una storia che è un epoca, quel-la di Zhang Xinyu. Nato a Pechino,
non è riuscito a entrare all’univer-sità. Ha fatto il meccanico, il cuoco
dell’esercito, il venditore di kebab,
lo spazzino e infine il «manager» di
un cesso pubblico. A fine anni No-vanta, la folgorazione: i cinesi
mangiavano sempre di più e ha
messo in piedi un’officina di mac-chine per friggere il tofu, trasfor-mata presto in industria grazie al
boom del Pil nazionale a due cifre.
Nel 2002, a 25 anni, si è potuto per-mettere una catena di gioiellerie:
Zhang Xinyu ce l’aveva fatta, era
ricco, il perfetto capital-comuni-sta progettato dal partito. La vita
che sta sconvolgendo milioni di
suoi coetanei, prossimi alla mezza
età, comincia però qui, nel 2008,
dopo un viaggio nel Sichuan di-strutto dal terremoto. Il milionario
Kerouac del risorto Impero di
Mezzo affonda tra i cadaveri e rea-lizza che «ciò a cui pensavo tutto il
giorno era fare soldi, comprare ca-se, fare più soldi e comprare case
più grandi». È stato lì, nell’epicen-tro del fallimento cinese, dove le
case di cartone erano crollate per la
corruzione dei funzionari, che
Zhang decise di «seguire solo i
miei sogni». Il suo viaggio «sulla
strada», nel 2012, l’ha portato a
Mogadiscio, a Chernobyl, sul cra-tere di un vulcano attivo sull’isola
di Vanuatu e a Oymyakon, l’an-golo più gelido della Siberia russa.
Ora promette che sposerà Liang,
la compagna, al Polo Sud, ma non
è l’inaccessibile lontananza dei
luoghi scelti per la sua catarsi a
sconvolgere il popolo dei nuovi
turisti dello shopping forzato tra
Parigi e Via Condotti.
Il punto è, per milioni di inter-nauti cinesi, che Zhang Xinyu «un
giorno ha avuto coraggio, ha mol-lato tutto ed è andato via». In poche
settimane, «dimissioni nude», e
«seguire i propri sogni» sono di-ventate le espressioni più cliccate
sul web e la prima generazione del
«posto fisso», della «scrivania» e del
«mutuo per la macchina» minac-cia di seguire alla lettera il suo pro-feta «new age». Altro che «ultimi
schiavi dei consumi», come consi-gliano i «prìncipi rossi»: liberi piut-tosto, sia dal morbo della spesa ca-pitalista che dal virus dei doveri
socialisti, decisi a costruire la più
travolgente massa di «vagabondi
né di qua e né di là». Per la prima
volta in Cina spopolano così i dia-ri «scadenza zero» di chi una mat-tina ha mandato il capufficio a
quel paese ed è partito per «sco-prire la mia patria in autostop».
Al posto di Confucio, la classe
media segue le gesta di una fami-glia di Yanzhou, nello Shandong,
che si è venduta la casa, ha ritirato
un figlio dall’asilo e una figlia da
scuola ed è salpata per «un meravi-glioso giro del mondo su una barca
da 55 mila dollari». Non sarà la
«Route 66» americana, o la fuga
bordo oceano del motociclista
Che Guevara, ma per milioni di ci-nesi la terra promessa oggi è «ab-bandonare il lavoro, aprire un ba-retto, fare due yuan e partire in bi-cicletta da Lijiang verso la leggen-daria Lhasa». Strada «318», 1300
miglia fino a quota 5 mila, dallo
Yunnan al Tibet, «un posto ormai
più intasato di uno shopping cen-ter», secondo la Rete. La fucina
umana dell’ex «industria del mon-do» scopre così termini ignoti, co-me «anno sabbatico» e «biglietto
solo andata» e il potere fondato sul-la disciplina collettiva teme che le
tentazioni della noia occidentale
possano contagiare il suo esercito
di prossimi consumatori pro-grammati per la crescita infinita.
«Se non l’hai fatto adesso, non lo fa-rai mai»: tutta colpa di un vecchio
poeta ribelle ereditato dagli States,
che dopo mezzo secolo sbatte an-che i cinesi sulla strada e rischia di
infrangere il «sogno cinese» del lo-ro nuovo imperatore.
È diventato una star sul web grazie ad un video sulle sue avventure
Per la prima volta nel Paese spopolano i diari di chi lascia il posto fisso
Zhang, il Kerouac cinese
che insegna a mollare tutto
La scheda
DIMISSIONI NUDE
Il termine “nude
dimissioni”,
che indica la fuga
dal lavoro senza
cercarne altri,
è stato usato
600mila volte
su Weibo, il
Twitter cinese
“QUIT & TRAVEL”
La community
cinese online
“Quit & Travel”
conta oltre
200mila membri
Promuove una
rivista su iPad
e una canzone
sul tema
“ON THE ROAD”
Il documentario
in 15 parti
sul viaggio
di Zhang Xinyu
e Liang Hong
è stato visto più
di 100 milioni di
volte su YouKu, il
YouTube cinese
© RIPR
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