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EFFICIENZA è massi-ma, a giudicare dai ri-sultati. Due anni fa il
98% dei dirigenti di prima fa-scia della Presidenza del Consi-glio ha conseguito il premio di
rendimento: una somma che in
genere varia fra i 26.600 euro e i
31.600. L’anno successivo, la si-tuazione è migliorata ancora: il
bonus per aver centrato gli
obiettivi è andato al 99% dei più
alti funzionari di Palazzo Chigi G
LI esempi sporadici di
mancato versamento
della cosiddetta “reditri-buzione di risultato” riguardano
in realtà quasi solo dirigenti spo-stati da altre amministrazioni,
da cui continuano a ricevere lo
stipendio. Per gli altri invece il
bonus va a rafforzare un com-penso che in media, per i 104 di-rigenti di prima fascia di Palazzo
Chigi, vale 188 mila euro. Qual-cosa però sta per cambiare. La
presidenza del Consiglio ha fat-to sapere venerdì che rivedrà gli
obiettivi sui quali i funzionari
vengono premiati. In realtà è
stato solo l’annuncio di un an-nuncio, perché i contenuti non
sono stati resi noti: ci sta lavo-rando Alessandra Gasparri, ca-po dipartimento per l’ufficio del
controllo interno. Per ora si sa
solo che la pianificazione dei bo-nus sarà “collegata in maniera
stringente al ciclo di bilancio”
(dal che si apprende che finora,
chissà perché, non lo era). Palaz-zo Chigi spiega poi che ci saran-no criteri “oggettivi” per i premi.
Se è un’ammissione implicita
che finora sono stati dati sulla
base di criteri poco chiari, c’è da
capirlo. Per l’anno 2013 per
esempio, i parametri sono elen-cati in una “direttiva generale” di
102 pagine. Peccato però che al-la lunghezza non corrisponda
pari precisione. La direttiva
elenca sì quattro “aree strategi-che” per giudicare il lavoro dei
grand commis del premier: «Im-pegno per il contenimento della
spesa» (non compare la parola
“riduzione”), «per la crescita
della produttività», «per la buo-na amministrazione» e «per la
qualificazione delle competen-ze».
Ma in cento pagine non un so-lo obiettivo risulta misurabile.
Passi per l’oscuro proposito di
«riorganizzare e reingegnerizza-re i processi di lavoro e creare in-terscambiabilità di talune atti-vità di supporto» (punto 2.1). E
passi anche il «miglioramento
della qualità delle attività del-l’Amministrazione nel contesto
internazionale» (obiettivo 4.1).
Ma che dire di certe strategie per
la “produttività”? Il punto 2.3 per
esempio prevede il «migliora-mento dell’organizzazione del
lavoro, riduzione dei tempi di la-vorazione e diminuzione del
flusso cartaceo». Forse si poteva
scrivere lo stesso concetto anche
più in fretta, ma il punto 2.4 chia-risce tutto: «Ampliamento del-l’uso delle tecnologie della co-municazione». Due articoli, in
verità rivolti a uffici diversi, che
in sostanza dicono: bonus ai di-rigenti se mandano meno lette-re e più email. Ed è vero che Pa-lazzo Chigi non mira al profitto
come un’impresa. Ma chi im-magina i manager di Fiat, Uni-credit o anche di gruppi control-lati dallo Stato come Eni e Enel
prendere soldi perché mandano
più messaggi su Windows, Sky-pe o Whattsapp? A ruota, fra i cri-teri, nel campo “buona ammini-strazione” segue un obiettivo ri-velatore: «Riconoscere e valoriz-zare le capacità individuali dei
dirigenti». A qualcuno parrà la
scoperta dell’acqua calda: in
qualunque organizzazione che
desideri sopravvivere, promuo-vere chi vale davvero è normale.
Il fatto stesso di offrire un premio
a chi lo fa, neanche fosse la taglia
su un pericoloso fuggitivo, fa
pensare che a Palazzo Chigi pra-ticare la meritocrazia resti un
evento eccezionale e come tale
da remunerare. Impressioni
senz’altro errate. Stranezze che
ora — sembra — si risolveranno.
Sarebbe forse troppo legare i
premi dei dirigenti alla liquida-zione dei 90 miliardi di debiti ar-retrati dello Stato alle imprese o
della cassa integrazione ai 350
mila a cui è stata assegnata, ma
non pagata. Resta però un pun-to: questa sarà l’autoriforma di
un’amministrazione che sceglie
di farla. Ma Palazzo Chigi è solo
la punta dell’iceberg di centinaia
di burocrazie decentrate dove i
premi ai dirigenti vengono con-cessi in base a “risultati” anche
più vaghi e autoreferenziali. A
giudicare dai bonus di rendi-mento, l’Italia ha l’amministra-zione migliore d’Europa. Forse è
tempo di chiederle di più
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