V
aniglia, zafferano,
patchouli. Per seco-li spezie e aromi co-me questi sono stati
prodotti da piante
esotiche in luoghi remoti, come
le giungle del Messico o le colline
del Madagascar. Alcuni avevano
un valore inestimabile lungo le
antiche rotte commerciali, per
esempio la via della Seta.
Oggi una forma di ingegneria
genetica può rivoluzionare la
produzione di alcuni degli aromi
più ricercati. Invece di estrarli
dalle piante, è possibile ottener-li da fermenti geneticamente
modificati o da micro-organi-smi coltivati in enormi conteni-tori industriali.
«Si tratta di un procedimento
per alcuni versi simile a quello di
produzione della birra. Solo che
invece di produrre alcool i fer-menti danno vita a questi pro-dotti», dice Jay D. Keasling, co-fondatore di Amyris, un’azienda
di Emeryville (California) pio-niera nel settore. Ma se dai fer-menti si ottiene l’alcool in modo
naturale, per produrre le spezie è
necessaria una radicale riconfi-gurazione genetica chiamata
biologia di sintesi. Ad aprile la so-cietà farmaceutica Sanofi ha da-to il via alla produzione com-merciale di un farmaco antima-larico utilizzando il lievito da pa-ne geneticamente modificato da
Amyris. Di solito, invece, l’ingre-diente naturale viene estratto da
un cespuglio che cresce in Cina,
Vietnam e Africa. Amyris produ-ce anche una sostanza idratante,
di norma estratta dalle olive o dal
fegato di squalo.
Evolva, un’impresa svizzera,
sta per mettere in commercio
una vanillina ottenuta da fer-menti e sta lavorando sullo zaffe-rano, ottenuto naturalmente da
fiori di croco che crescono in
Iran. Altre due aziende, Isobio-nics e Allylix, stanno separata-mente producendo la Valence-ne, un aroma solitamente estrat-to dalle arance, e il Nootkatone,
al gusto di pompelmo.
Non mancano però i denigra-tori della biologia di sintesi. Se-condo loro questa tecnica met-terebbe a repentaglio la sussi-stenza e le esportazioni dei pae-si in via di sviluppo. Rick Brow-nell, dirigente della Virginia Da-re Extract Co., produttrice di
vaniglia naturale con sede a New
York, ha detto che a coltivare i
baccelli sono 80mila contadini
del Madagascar. Uno di loro ha
raccontato che i 200 dollari che
ha guadagnato l’anno scors producendo vaniglia hanno
mantenuto a stento la sua fami-glia di quattro persone.
I sostituti chimicamente sin-tetizzati della vanillina e di altri
estratti esistono già, e la fermen-tazione è da tempo utilizzata per
ottenere vitamine e acido citri-co. Ma i fautori della biologia di
sintesi affermano che i fermenti
modificati più radicalmente
possono portare a ciò che non si
può ottenere chimicamente e
che in passato non si produceva
con la fermentazione. Dicono
anche che questi prodotti sono
più naturali dei sostituti chimici.
L’azienda International Fla-vors and Fragrances, che met-terà in commercio la vanillina di
Evolva, spera di attirare l’inte-resse delle imprese alimentari
che vogliono etichettare i loro
prodotti come biologici, ma che
non intendono pagare prezzi
più alti per procurarsi la vaniglia
naturale. Intanto, però, il gruppo
ambientalista Amici della Terra
ha già iniziato a esercitare pres-sioni sui produttori di gelato:
“Non c’è niente di naturale in un
fermento geneticamente ricon-figurato per riprodurre il sapore
della vaniglia”. Un’altra questio-ne di cui tenere conto è se i cibi
contenenti ingredienti di questo
tipo dovranno essere etichettati
come prodotti a partire da orga-nismi geneticamente modifica-ti. Secondo le aziende del settore
non andrà così, perché il fer-mento è considerato un tramite
e non una fonte dell’ingrediente.
Nel frattempo, le piccole star-tup cominciano ad attrarre
grandi partner. La società tede-sca Basf sta investendo in Allylix,
un’azienda californiana che uti-lizza i fermenti per ottenere
estratti di arancia e pompelmo.
Ha anche messo a punto un pro-dotto simile al componente
principale dell’olio di vetiver,
utilizzato nella cosmesi per il suo
profumo di legno. La società
Amyris sta lavorando alla produ-zione di una gomma in sinergia
con la Michelin e si ritiene sia im-pegnata pure nella messa a pun-to dell’aroma del patchouli in-sieme all’impresa svizzera Fir-menich. Evolva invece è impe-gnata insieme a Cargill sulla ste-via, un dolcificante estratto da
piante che crescono in Oriente.
Peter Facchini, biologo all’u-niversità di Calgary e capo del
progetto canadese PhytoMeta-Syn che sta cercando di sintetiz-zare camomilla e cannabis, vor-rebbe ottenere anche la morfina.
Così facendo non servirebbe più
il papavero da oppio. Secondo i
dirigenti delle aziende biologi-che di sintesi, i loro prodotti sop-periranno alle penurie, abbasse-ranno i prezzi, espanderanno i
mercati, ma non esautoreranno
i coltivatori. Tuttavia, la sola pro-spettiva di una nuova concor-renza potrebbe indurre i coltiva-tori a smettere di piantare una
data specie, così da creare penu-ria di quel prodotto naturale pri-ma ancora che sia disponibile
quello ottenuto per via di sintesi.
A questo proposito un po’ di
preoccupazione la desta l’arte-misinina, un farmaco antimala-rico derivato dall’Artemisia an-nua. In aprile il cofondatore di
Amyris ha detto che sono in cor-so manovre per rifornire il mon-do intero del prodotto di biolo-gia di sintesi e molti coltivatori di
Artemisia hanno già preso in
considerazione l’idea di non se-minarla. Keasling spiega che in
realtà alcuni di questi piccoli
agricoltori sono stati messi fuori
gioco dalle piantagioni più gran-di. In ogni caso, ha aggiunto che
le priorità sono ridurre i costi e
aumentare la disponibilità del
farmaco. Perché «qui, in fondo,
stiamo parlando di salvare la vi-ta ai bambini».
Copyrght New York
Times-la Repubblica
(Traduzione di Anna Bissant
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