lunedì 23 settembre 2013

L’ultima avventura delle guide turistiche “Minacciati dalle app” A rischio chiusura Lonely Planet: vendite crollate del 30 per cento

ERA, anzi è, la guida di intere gene-razioni di viaggiatori:  Lonely Pla-net, pochi soldi, zaino in spalla, la
passione per le strade meno battu-te e il contatto con le popolazioni
locali. Casa madre australiana, pri-ma edizione nel 1972, poi un suc-cesso a cascata che forse ha contri-buito alla crisi. E ieri, puntualmen-te anche il  Guardianha ripreso la
notizia di agenzia secondo la quale
il rischio-chiusura per Lonely Pla-net sarebbe imminente, a seguito
di un crollo nelle
vendite a livello
mondiale tra il
20 e il 30 per cen-to. Seguito da
smentite diffuse
da Londra ma
anche da Tori-no, dove ha sede
EDT, l’editore
italiano, e dalla
constatazione
che Lp è appena sbarcata sui mer-cati cinese, russo e brasiliano. Ma
sullo sfondo c’è tutt’altro: quale fu-turo hanno il Baedeker e i suoi ere-di, il volumetto cartaceo sul quale
trovare le informazioni sugli Uffizi
o sul Louvre che ha fatto la felicità
di migliaia di inglesi impegnati nel
Grand Tour? Perché pagare per un
libro quando esistono app che
consentono di spedire una foto e
avere in tempo reale le notizie su
ciò che passa sotto i propri occhi?
La risposta arriva proprio da Lo-nely, e da Angelo Pittro, direttore
commerciale per l’Italia: «Ogni an-no in questa stagione ci troviamo a
dover smentire voci catastrofiche.
All’inizio si trattava dell’incidente
mortale di cui sarebbe stato vitti-ma il nostro fondatore, poi del pre-sunto appoggio ai regimi comuni-sti quando la nostra edizione tibe-tana è vietata nel paese, in seguito
del fatto che la  Bbc (che ha acqui-stato e poi ceduto il marchio,  ndr)
avrebbe snaturato la nostra filoso-fia. Ora si annuncia la chiusura.
Non è così: sforniamo nuovi titoli,
risentiamo come tutti della crisi
ma in Italia abbiamo continuato a
crescere, per quota di mercato,
perfino nel 2012». Carta o digitale?
«Lavoriamo su entrambi, ma l’on-line per ora viaggia sotto il 5 per
cento, a esclusione dei mercati di
lingua anglosassone. Ciò non si-gnifica non scommetterci. Un li-bro, se lo perdi o lo dimentichi in
aereo, non è una tragedia. Un
iPhone o un ipad dipendono dal
collegamento, e possono essere fa-cilmente rubati».
Nell’attesa di sapere che ne sarà
di Lonely Planet, e dei suoi 70 di-pendenti italiani tra i quali diversi
autori locali (“perché per raccon-tare un luogo sensibilità e linguag-gio sono importanti”), il panorama
degli altri editori mostra luci e om-bre. Michelin continua a viaggiare
sui grandi numeri, ma ha dovuto
ammettere oltre ai ristoranti stella-ti le buone trattorie da 25 euro, e av-viare un restyling delle sue guides
vertes che ha coinvolto sei titoli in
Italia. Il concorrente più importa te di Lonely, però, è la  Guide du
Routard, e soprattutto il  Touring
Club, entrambi partner di Giunti.
«Abbiamo investito con decisione
sul digitale – spiega Bruno Mari, vi-ce presidente di Giunti, l’uomo
che ha salvato le guide made in
Italy – e ci siamo strutturati su tre
diversi livelli: la preparazione al
viaggio, che è una lettura e può av-venire anche su carta, le app da sca-ricare direttamente sul proprio te-lefono, gratis per le mete italiane e
a pochi soldi per quelle straniere,
infine il web dove prenotare anche
albergo e ristorante o leggere il me-teo. I risultati sono incoraggianti
ma abbiamo dovuto tagliare un
buon terzo delle destinazioni, tito-li che non avrebbero mai potuto
pareggiare i conti. Abbiamo alle
spalle un’associazione come il
Touring Club che conta 300.000 so-ci in Italia, e nuovi soci come Slow
Food che ci danno una freschezza
difficile da ottenere altrimenti».
«Come si fa a partire senza libri?
– si chiede Antonio Politano, diret-tore del Festival della letteratura di
viaggio, sesta edizione in program-ma a Roma, in settembre – Perso-nalmente, il coast to coast negli
Stati Uniti lo affronto con “Lo Zen e
l’arte della manutenzione della
motocicletta”, di Robert Pirsig».
Sarà. Ma intanto sull’hashtag #lp-memories, racconta il Guardian, è
partito ieri un flusso ininterrotto di
lamentele dei fedelissimi di Lo-nely. «Che somiglia a un necrolo-gio», scrive il quotidiano ingles

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