domenica 29 settembre 2013

DA SUORE E PRELATI BONIFICI MILIONARI SUI CONTI DELLO IOR NELLA RELAZIONE JPMORGAN, I MOVIMENTI DEGLI ECCLESIASTICI: DA L L’EX VESCOVO DI URBINO CHE VERSA AI PARENTI 1 MILIONE DI EURO, ALLA MONACA CHE DEPOSITA 150 MILA DOLLARI di marco lillo

S
uore che depositano
migliaia di banconote
da 100 dollari, arcive-scovi che fanno bonifi-ci milionari ai parenti e poi tan-te altre operazioni sulle quali la
Procura non ha ritenuto di apri-re indagini ma che aprono uno
spaccato interessante sul rap-porto tra la Chiesa e la ‘roba’ at -traverso la lente dei conti IOR.
Le operazioni talvolta sono sta-te considerate ‘sospette’ dalle
autorità bancarie o poco traspa-renti dagli stessi istituti di cre-dito che gestiscono le finanze
dello IOR in Italia. Ma non sono
state contestate dalla Procura di
Roma nell’avviso chiusura in-dagini per i dirigenti della banca
vaticana. Le mazzette di dollari
e i bonifici emergono dalle carte
dell’inchiesta appena chiusa
con la contestazione della vio-lazione della normativa anti-ri-ciclaggio (un reato formale pu-nito con una pena minima) nei
confronti di Massimo Tulli e
Paolo Cipriani, rispettivamente
vicedirettore e direttore dello
IOR, Istituto per le Opere di Re-ligione. Agli atti dell’indagine
dei pm Nello Rossi e Stefano Fa-va c’è per esempio la nota del-l’UIF che sviluppa la ‘segnala -zione dell’operazione sospetta’,
dove l’operazione in questione
è quella effettuata da una suora
alla Banca Prossima, filiale di
via Aurelia in Roma, il 5 ottobre
2010. Quel giorno suor Graziel-la L. si presenta allo sportello
con 15 mazzette con timbro Ior
e le versa sul conto dell’Istituto
delle Suore Francescane Ange-line per il quale suor Graziella è
delegata. Nella segnalazione
della banca, poi sviluppata dal-l’Ufficio Informazione Finan-ziaria UIF, l’anti-riciclaggio di
Bankitalia, si legge: “Il sospetto
nasce dall’entità e dall’origine
non adeguatamente giustificata
delle somme.
NELLO SPECIFICO, la somma
versata è costituita da denaro
contante in biglietti da 100 dol-lari USA con mazzette da 100
pezzi regolarmente fascettate
con timbro dello IOR. A tal pro-posito il soggetto esecutore del-l’operazione, una religiosa di-chiarava per iscritto e su carta
intestata dell’Istituto di avere
prelevato allo IOR in data odier-ma 150 mila dollari USA e di
aver versato la somma sul conto
di apertura presso Banca Pros-sima. Tra l’altro la religiosa
preannunciava, per le vie brevi,
l’esecuzione di ulteriori future
operazioni similari. L’entità de-le somme versate e l’impossibi -lità di accertare l’effettiva prove-nienza hanno indotto l’interme -diario a inoltrare la segnalazio-ne. L’Istituto delle Suore Fran-cescane Angeline è una scuola e
con il medesimo codice fiscale
risulta censita in Cerved (banca
dati delle camere di commercio,
Ndr) anche la Casa Mater Dei
che invece è una struttura alber-ghiera”.
Agli atti c’è poi il carteggio tra la
filiale italiana della banca ame-ricana JP Morgan e lo IOR. Nel
novembre del 2011 l’UIF della
Banca d’Italia mette sotto pres-sione la banca americana. Più di
un anno prima, a settembre del
2010, la Procura di Roma aveva
sequestrato 23 milioni allo IOR
(sui conti accesi presso il Credi-to Artigiano e la Banca del Fu-cino) per il mancato rispetto
delle normative anti-riciclaggio.
Lo IOR opera in Italia scher-mando i reali intestatari dei fon-di giacenti sui suoi conti calde-rone che celano sotto-rapporti
bancari conosciuti solo da alcu-ni funzionari di alto grado come
il direttore Paolo Cipriani.
Quando la Banca d’Italia e la
Procura di Roma hanno impo-sto un cambiamento di regime
alle banche italiane, il Vaticano
ha spostato gran parte della sua
operatività sulla Jp Morgan di
Francoforte, usando la sponda
della filiale di Milano. Nel no-vembre 2011 l’UIF arriva anche
lì e chiede informazioni su 150
operazioni effettuate sul conto
JP Morgan da molti soggetti
che avevano il conto allo IOR. La
banca gira le richieste allo IOR
che risponde con informazioni
considerate insufficienti da Jp
Morgan. La banca americana al-lora scrive ancora al ‘complian -ce department’ di IOR il 19 gen-naio del 2012, “al fine di ottem-perare più compiutamente alle
Nostre responsabilità in materia
di anti-riciclaggio” e chiede “ul -teriori informazioni in riferi-mento ai seguenti pagamenti e
incassi”. Segue una lista di 11
operazioni effettuate da soggetti
diversi. Il 13 febbraio IOR ri-sponde picche e Jp Morgan il 30
marzo 2012 chiude il conto.
Molte operazioni per le quali lo
IOR si è rifiutato di rispondere
alla Jp Morgan sono poi conflui-te nell’accusa contro
i vertici dello IOR,
Paolo Cipriani e
Massimo Tulli, che
poi si sono dimessi
nel luglio scorso.
Altre operazioni,
invece, pur essen-do oggetto delle ri-chieste di deluci-dazioni di Jp Morgan e pur es-sendo rimaste senza spiegazio-ne compiuta da parte dello IOR,
non sono finite nei capi di ac-cusa. Tra queste ce ne è una in-teressante per la sua dimensione
economica e perché coinvolge
l’arcivescovo emerito di Urbi-no. “Marinelli Francesco” (alto
prelato) come lo definisce Jp
Morgan ha eseguito tra il 27
aprile e il 18 maggio 2010 sei bo-nifici per complessivi un milio-ne e 100 mila euro a beneficio
dei suoi parenti Gianluca, Giu-seppe, Dino Gabriele e France-sco Marinelli. Jp Morgan chiede
le seguenti informazioni allo
IOR sui bonifici di Marinelli dal
conto dell’arcivescovo a quelli
dei parenti: “Origine dei fondi e
congruità con l’attività svolta ed
eventuale provenienza da sog-getti terzi (in caso positivo a
quale titolo)”.
LO IORnon risponde (per tutte
le operazioni) e Jp Morgan chiu-de il conto. Non c’è’ nulla di ma-le a donare un milione a fratello
e nipoti. I prelati hanno diritto
ad avere un conto allo IOR.
Quindi la Procura ha ritenuto di
non contestare alla dirigenza
IOR alcun reato per i bonifici di
Marinelli. Certo la curiosità del-la Jp Morgan sull’origine dei
fondi e sulla loro congruità con
l’attività del prelato, resta ineva-sa. Monsignor Francesco Mari-nelli allora era Arcivescovo di
Urbino, carica che ha lasciato
nel 2011. Al  Fa t to che gli chiede
se ricorda i bonifici, l’arcivesco -vo emerito risponde: “No, non
so nulla di tutto quest

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