L
o scorso agosto Sere-nella Bendia, 55 anni,
è morta. Era malata
di cancro, ma la pri-ma volta che ha pensato di non
farcela davvero è stato quando
le hanno somministrato un far-maco cui solo dieci giorni prima
era risultata allergica. Succede-va nel reparto di oncologia del-l’ospedale Umberto I, a Roma.
La signora fu salvata per mira-colo, il primario e la sua assi-stente vennero indagati per le-sioni colpose.
Il primario era Luigi Frati, ret-tore della Sapienza e ivi docen-te, direttore scientifico all'Irccs
Neuromed di Pozzilli (istituto
accreditato al sistema sanitario
nazionale della regione Molise),
nonché presidente dell'Accade-mia nazionale di medicina. Uno
che, dissero all’epoca i testimo-ni, nel reparto di oncologia non
si vedeva mai pur incassando
regolarmente lo stipendio.
Oggi la notizia è che Luigi Frati
andrà in pensione il primo no-vembre, ma ha già chiesto al mi-nistro dell’Istruzione di poter
restare lì al suo posto, a fare il
rettore anche da pensionato.
L’ha scritto in una mail inviata a
tutti i dipendenti: “Responsa -bilmente, ho firmato il decreto
rettorale che ha disposto il mio
pensionamento definitivo (da
professore) con il prossimo 31
ottobre (rimanendo in carica
come Rettore, a norma di legge,
per un ulteriore anno)”.
A NORMA DI LEGGE mica tan-to, dice il sindacato dei medici
Csa Cisal che ha chiesto al mi-nistro Maria Chiara Carrozza di
evitare l’occupazione a vita della
poltrona. Certo, per Frati, stare
alla Sapienza è come stare a casa:
ha tantissimi amici entusiasti
della sua gestione e soprattutto
l’intera famiglia arruolata in se-de (moglie docente, figlia do-cente, figlio diventato primario
in cardiochiurgia). Poco conta
se la gestione dell’ateneo conti-nua a collezionare tonfi clamo-rosi: come rivelato ieri da Repub -b l i ca , l’ultimo concorso a cardio-chirugia ha promosso i soliti no-ti, fra cui un giovane che s’era
adattato a far da autista al suo
prof pur di ben figurare.
Ebbene, nemmeno stavolta il
Magnifico rettore dell’universi - à più grande d’Europa ha fatto
una piega. Neanche due righe
dettate alle agenzie di stampa
per dire che verranno accertate
tutte le responsabilità. Perché
vergognarsi? Le ultime uscite
pubbliche di Frati sono state
splendide, cioè l’annuncio del-l’iscrizione gratis per le famiglie
il cui secondo figlio frequenti la
Sapienza, e poi un interessante
incontro con il ministro della
Salute, Beatrice Lorenzin, sul
femminicidio.
Dunque, rapporti istituzionali
ottimi con il governo in carica
nonostante i fardelli giudiziari.
L’accusa di lesioni colpose ai
danni di Serenella Bendia, finita
in coma per un medicinale sba-gliato, pende sull’onore di Frati:
la procura di Roma non ha mai
chiesto l’archiviazione, l’Ordine
dei medici ha sospeso il prof. E
anche se Frati, quando parla con
i colleghi, si dice sicuro di uscire
indenne dalla vicenda, c’è chi è
convinto che le accuse possano
virare sull’omicidio colposo.
“IO SO SOLO CHE ho presentato
esposti a raffica e nessuno mi ha
ancora chiamato” spiega Anto-nio Sili Scavalli, remautologo e
sindacalista Fials appena licen-ziato dall’Umberto I “per aver
screditato la struttura” denun -ciando ai giornali inefficienze e
irregolarità. Ad esempio quella
sul già ricercator e - a 28 anni - e
poi primario - a 35 anni - Gia-como Frati, figlio di Luigi. Espo-sti a Procura e Corte dei Conti
per sapere se esista o no incom-patibilità tra il ruolo di rettore e
quello di primario nella stessa
struttura; e se sia stata davvero
una buona idea, per i costi della
sanità pubblica, creare un’unità
tutta nuova a cardiochirurgia,
quella affidata al giovane Frati,
addestrato nella struttura peri-ferica di Latina.
Il fatto è che quando ti chiami
Frati il coraggio non ti manca,
nè perdi tempo frequentando
prestigiose università all’estero:
dalla giovinezza all’età pensio-nabile, il posto giusto per te è La
Sapienza di Roma. Alla faccia
del ministro Carrozza che setti-mana scorsa, inaugurando l’an -no scolastico, incitava i giovani:
“Siate ribelli e rivoluzionari!”
Se vuoi un posto
devi aiutare il prof
pure col bucato
T
utti sanno come funzio-na. Se vuoi entrare in
una specializzazione devi
darti da fare in ogni modo.
Studiare non basta” dice una
studentessa di Medicina del-l'università La Sapienza di
Roma.
Per esempio cosa devi fare?
Si inizia già al terzo anno. Pri-ma di deci-dere che me-dico vuoi di-ventare, devi
individuare
un professo-re abbastan-za impor-tante e dedi-cargli i pros-simi anni
della tua vita,
24 ore su 24.
I passaggi in
macchina solo il minimo. C'è
anche chi è costretto a ritirare
in lavanderia la biancheria del
professore di turno.
Come ha fatto il ragazzo che
accompagnava il professor
Fedele con la sua macchina.
Sì. Questo ragazzo ha tentato
per due anni il concorso. Poi
al terzo tentativo è entrato.
Poverino, non so quanto ab-bia speso di benzina! Non conta quanto studi, conta per
quanto tempo lavori gratis in
reparto.Tutti i giorni, anche
di domenica o durante le fe-ste, anche la notte. Senza nes-sun rimborso spese. È un ri-catto. Loro ti prometto: “Al
prossimo concorso tocca a
te” e tu speri. A cardiologia,
pediatria e ginecologia si
aspettano in media 3 anni. Se
smetti di lavorare perchè in-tanto sei diventato un medi-co e vorresti anche vedere 10
euro a fine mese, hai perso il
tuo posto in fila.
È già tutto deciso prima del
co n co rs o?
Teoricamente quando cor-reggono il compito non san-no a quale candidato appar-tiene. Ma il punto è questo:
hanno un modo per saperlo.
Non credo che ci sia un
pre-accordo tra commissio-ne e candidato, penso piut-tosto che dopo l'esame la
commissione contatti l'aspi-rante specializzando che gli
comunica l'argomento della
sua prova. In questo modo gli
assagnano il puntaggio più
alto. Queste sono cose che
tutti sanno, ma nessuno ha le
prove. Basta però vedere i ri-sultati degli ammessi: i voti
sono assegnati con il bilanci-no.
Chi si è laureato in un'altra
università e vuole fare la spe-cializzazione a La Sapienza
non ha speranze?
Non entrerà mai. Puoi pas-sare solo in due modi: o gra-zie a una raccomandazione o
per anzianità. Quest'ultima è
considerata un giusto crite-rio. Sappiamo che è la prassi,
sappiamo che funziona così e
ormai ci sta anche quasi be-ne. I test sono una farsa.
Co m ’è la giornata di un aspi-rante specializzando?
Inizi la mattina alle 8 e finisci
la sera alle 20. Non hai orari
perchè in reparto non ci do-vresti essere. Sei solo un me-dico frequentatore esterno,
quindi paghi di tasca tua
un'assicurazione, 300 euro
all'anno. Poi c'è da pagare
l'Empam, ente nazionale di
previdenza ed assistenza dei
medici, altri 200 euro. Le en-trate sono zero, a meno ché
non sei disposto a farti in
quattro e finisci a fare il turno
di guardia medica la notte.
Per entrare in una specializ-zazione non c'è altra via.
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