sabato 6 luglio 2013

No al dolore e camere singole in ospedale” ecco il manifesto per i diritti del malato Decalogo dell’Istituto europeo di oncologia: cure veloci, basta liste d’attesa

ILANO — Il decalogo dei di-ritti del malato. Dieci principi
fondamentali e irrinunciabili
a cui deve attenersi una mo-derna visione della medicina.
Non solo cure adeguate e
avanzate. Ma diritto alla piena
dignità del paziente. Dalla non
sofferenza al testamento bio-logico. A lanciare la sfida, nel
corso dello Ieo Day 2013, l’ap-puntamento annuale dell’I-stituto europeo di oncologia
per fare il punto sui risultati
della ricerca, è il suo fondatore
e direttore scientifico, Um-berto Veronesi, che immagina
una vera e propria “rivoluzio-ne etica”: «Da una medicina
paternalistica, dove è il medi-co che prende tutte le decisio-ni che riguardano il paziente,
bisogna passare a una medici-na dei diritti, che metta final-mente il malato al centro delle
cure».
Diritto numero uno: “Cure
scientificamente valide”.
«Può sembrare un principio
ovvio, ma sono ancora nume-rosi in Italia gli episodi come il
famoso caso Di Bella. Terapie
senza una validazione scienti-fica. Di Bella era un bravo me-dico in buona fede, ma appli-cava cure prive di sperimenta-zione». Diritto numero due:
“Cure sollecite”. «Per elimina-re le liste d’attesa, negli istituti
oncologici, l’Italia dovrebbe
applicare il modello francese.
Dovremmo avere non 8 o 9
istituti oncologici, ma 30, su
tutto il territorio nazionale».
Diritto numero tre: “Possibi-lità di una seconda opinione”.
Chiedere il parere di un altro
medico non deve essere vissu-to come un’offesa al medico
curante.
Diritto numero quattro: “La
privacy”. Che tradotto nella vi-ta ospedaliera significa anche
la possibilità di una camera
singola. «Come in albergo: chi
andrebbe a dormire con uno
sconosciuto? Nell’ospedale
deve valere lo stesso principio.
« Diritto numero cinque: “Co-noscere la verità sulla malat-tia”. «Una verità che va sempre
raccontata con umanità, sen-za terrorizzare il paziente. Per-ché una cosa è la verità dia-gnostica, un’altra la verità
prognostica. E noi medici sia-mo i primi a non avere certez-ze. E può anche capitare, rara-mente, la regressione sponta-nea della malattia». Diritto nu-mero sei: “Essere informato
sulle terapie”. «Le cure devo-no essere spiegate con calma,
in modo comprensibile. Non
affidandosi semplicemente
alla modulistica burocratica
del “consenso informato”, fat-to solo per difendere il medico
da possibili grane legali».
Diritto numero sette: “Ri-fiutare le cure”. «Lo prevede
l’articolo 32 della Costituzio-ne. Chi non vuole essere cura-to ha il diritto di non farsi cura-re. Al medico il compito di una
mediazione intelligente, che
permetta magari di accettare
le cure se non in toto almeno in
parte». Diritto numero otto:
“Esprimere le volontà antici-pate”. È la possibilità del testa-mento biologico. «Il cittadino
temendo di non avere domani
la possibilità di esprimersi de-ve poter rifiutare, anticipata-mente, una condizione di vita
artificiale, come lo stato vege-tativo».
Diritto numero nove: “Non
soffrire”. «È un’importante
svolta culturale, quella dell’o-spedale senza dolore. Oggi
abbiamo per fortuna farmaci
validi, come la morfina, che
consentono di evitare inutili
sofferenze». Diritto numero
dieci: “Rispetto e dignità”. «È il
diritto fondamentale che con-densa un po’ tutti gli altri no-ve. Dignità vuol dire anche
avere un ospedale aperto, do-ve i parenti possano entrare e
uscire liberamente, senza l’u-miliante “ora di visita”, con
l’infermiera che a un certo
punto manda tutti fuori. Per-ché è ovvio che il malato, per
guarire, ha soprattutto biso-gno, per motivi psicologici,
della vicinanza dei suoi cari

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