mercoledì 3 aprile 2013

La battaglia della mozzarella di bufala via al decreto anti-truffe, caseifici in rivolta Campania, il governo impone stabilimenti dedicati. I produttori: così chiudiamo

NAPOLI  — Su fondo nero svetta il
bianco innocente di una mozza-rella tra due schizzi di latte che
scendono a forma di S. È l’imma-gine di mestizia funerea con cui il
Consorzio di tutela lancia la peti-zione «per salvare uno dei più
grandi prodotti italiani, un sim-bolo del Sud». Il sito segna il tem-po che resta: giorni, ore, minuti,
persino i secondi, presto, bisogna
firmare subito. Ma salvare la moz-zarella da chi? «Dalle nuove nor-me. Perché da luglio nessuno dei
110 che producono mozzarella di
bufala campana con marchio
Dop potrà sopravvivere alle nuo-ve norme», spiega Antonio Luci-sano. E via internet lancia un ap-pello: «I tesori si tramandano, non
si distruggono. La nostra mozza-rella è condannata a scomparire.
Sono già 44 le aziende che hanno
aderito. Non la produrranno più,
sono il 63 per cento del prodotto
certificato».
Tonda come una bomba, la
mozzarella fa scoppiare l’ultima
polemica tra Campania e gover-no. Reagisce un settore da 15mila
posti, 2mila aziende, 256mila bu-fale, 200mila tonnellate di prodot-to, 70mila esportate. Le norme
contestate sono due. Decise da
tempo, entrano presto in vigore.
La prima è del 2008, il decreto per
attuarla dello scorso 21 marzo.
Stabilisce che da luglio non sarà
possibile produrre due tipi di
mozzarella, uno con marchio
Dop e l’altro senza, nella stesso ca-seificio. Ne occorrono due. Scon-giura così il rischio che nei con-trolli si dica a Nas o Forestale: «È la
seconda linea, per le pizzerie». La
firma di Luca Zaia, ex ministro
delle Politiche agricole, oggi go-vernatore del Veneto, diffonde il
sospetto di un attacco al Sud. L’a-rea Dop è ristretta alle province di
Caserta e Salerno, in parte di Lati-na e Foggia. La seconda norma,
dicembre 2011, fissa la tracciabi-lità. Tutti gli allevamenti devono
segnalare sul web, giorno per gior-no, capo per capo, la produzione
di latte e i nomi dei caseifici che
l’acquistano. La prima, dopo un
intervento del deputato pdl Paolo
Russo, ex presidente della Com-missione Agricoltura, sarà rinvia-ta da luglio a fine dicembre. La se-conda va in vigore subito e i Nas
sono già informati.
Norme punitive, ma non per fa-vorire il Nord. Tutelano con estre-mo rigore il marchio Dop dopo le
denunce dei Nas di Napoli. Il di-sciplinare prevede per un chilo di
mozzarella Dop, 4 litri di latte fre-sco munto da bufale dell’area Dop
tra le ultime 12 e 60 ore. Trasfor-mato in un caseificio dello stesso
perimetro. Il costo dei un litro cer-tificato oscilla tra euro 1,05 d’in-verno e 1,35 d’estate. Si pilotano i
parti per incrociale la stagione mi-gliore. Un produttore corretto
spende almeno 7 euro, calcolan-do anche trasporto, lavorazione,
analisi, energia, smaltimento ri-fiuti. Come può rivendere alla
grande distribuzione a 5,60-6 eu-ro? Un’altra anomalia: venduto
meno latte in zona, prodotte sem-pre più mozzarelle. I controlli in-crociati l’hanno chiarita: i costi di
produzione sono ridotti con latte
o cagliate congelate dell’Est, ma
anche del Nord dove si contano
migliaia di capi bufalini in alleva-menti convertiti nel 2008, dopo il
caso delle quote latte in esubero.
La procura antimafia di Napoli
con i pm Giovanni Conzo, Gian-franco D’Alessio e Maurizio Cim-mino coordina i Nas in un’inchie-sta con 114 indagati, 87 arresti ri-chiesti e 34 opifici da sequestrare
per frode ed altri reati nella vendi-ta di mozzarella non pericolosa
per la salute ma in aperta violazio-ne del disciplinare. Il dossier, letto
anche dall’Ue, ha rispolverato le
vecchie norme, provocando rea-zioni a catena.
Erano già in rivolta gli allevato-ri, penalizzati dalla concorrenza
illecita dell’Est e da tonnellate di
latte congelato. «Siamo alla fame e
a forte rischio usura», la denuncia
di Lino Martone, sindacato alle-vatori bufalini. Le norme in qual-che modo tornano sotto esame.
«Non si tratta di Nord contro Sud,
ma di allevatori contro produtto-ri, e tra questi i disonesti contro gli
onesti», prova a mediare Paolo
Russo. Ma avverte: «Opportuni i
criteri che garantiscano la qualità
di un prodotto patrimonio del
Sud». Domani vertice in Regione
con l’assessore Daniela Nugnes, il
governatore Stefano Caldoro se-gue da vicino, Confindustria Ca-serta e la Camera di Commercio
con i presidenti Morelli e De Si-mone annunciano senza sconti
all’enfasi “Gli stati generali della
mozzarella” ai primi di maggi

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