mercoledì 3 aprile 2013

Inchiesta in giro per l’Italia fra i leader dell’Idv: è stata deleteria l’alleanza con Ingroia Tutti dicono: Di Pietro se ne vada Persino Leoluca Orlando ne sta prendendo le distanze

esaparecido. Cercansi
Antonio Di Pietro e i
suoi accoliti. La basto-nata elettorale è stata
terribile e i sondaggi accredi-tano l’Idv a poco più dell’1 %,
un minimo storico che soffia
gelido su assessori, consiglieri e
portaborse locali, alla prossima
tornata amministrativa tutti o
quasi rischiano di essere spaz-zati via. Proprio come è succes-so ai candidati Idv: tutti fuori
dal parlamento. Poi le europee
del 2014. Per non parlare del-le probabili elezioni politiche
anticipate. Un puzzle di urne
in cui l’Idv potrebbe ritrovarsi
senza neppure un tassello.
Sarà possibile reincollare
i cocci ? Ci spera (ovviamente)
Di Pietro, che ha convocato il
congresso per la fi ne di giugno.
Ma  tanti  stanno  fuggendo  a
gambe levate, le sedi chiudo-no, gli sparuti eroi sopravissu-ti invocano che si volti davvero
pagina. In che modo lo spiega
Nadia Monti, assessore Idv al
Comune di Bologna: «L’Idv può
rinascere solo con un nuovo le-ader. Imbarcarsi con Rivoluzio-ne Civile e con la sinistra radi-cale è stato un errore enorme.
Bisogna tornare alleati del Pd.
E va tolto il nome di Di Pietro
dal simbolo».
Di Pietro è l’accusato nume-ro uno. Diffi cile trovare qual-cuno che lo difenda all’interno
dell’Idv.  C’è  chi  gli  riconosce
l’onore delle armi ma ormai il
partito è rarefatto, composto da
piccoli drappelli dislocati qui e
là. A chiedere la testa dell’ex-leader è, tra gli altri, Liana
Barbati, capogruppo alla Re-gione  Emilia-Romagna:  «Gli
iscritti all’Idv non hanno votato
Rivoluzione Civile. L’imbaraz-zante esito elettorale dimostra
che  avevo  avuto  ragione  nel
defi nire fi n dall’inizio l’assur-dità  della  presenza  dell’Idv
nell’alleanza elettorale voluta
dal presidente, al fi anco di An-tonio Ingroia. Il partito non è
obbligato a seguire la sorte del
suo leader. Coloro che hanno
costruito e contribuito a questo
disastro devono andarsene».
A lanciare j’accuse assai
pesanti è Antonio Borghesi,
presidente uscente dei deputati
di Idv e membro dell’uffi cio di
presidenza:  «Mi  sono  dimes-so,  l’ azzeramento dell’intera
organizzazione è decisiva per
voltare pagina», dice.  «Mi ri-servo un’analisi ultima (anche
per chi si occuperà del futuro)
di quanto sono venuto a cono-scenza sedendo in questi pochi
mesi nell’uffi cio di presidenza:
comportamenti  inopportuni,
e  forse  anche  immorali,  che
rischiano di ammorbare la ge-stione politica e amministrati-va di Italia dei Valori».
Insomma, Di Pietro ammor-ba l’aria e va cancellato. Ma per
qualcuno non è suffi ciente e il
fondatore dell’Idv in Romagna e
per molti anni coordinatore for-livese, Loris Soprani, propone
anche di cambiare il nome del
partito: «La Rivoluzione civile
non è risultata credibile», affer-ma, come pure non è credibile
ritornare a parlare di traspa-renza e di legalità quando l’Idv
non è riuscita ad organizzarsi
come partito moderno in cui la
democrazia interna e il merito
la facessero da padroni e quan-do non si sono individuati i vari
Maruccio e Scilipoti, prima che
i loro comportamenti discutibili
degenerassero in veri scandali.
Se veramente vogliono essere
utili, gli ultimi drappelli di le-galizzatori sognanti dovrebbero
adoperarsi per la restituzione
del malloppo che, nonostante
si  siano  chieste  le  firme  per
abrogare i rimborsi elettorali,
si è accumulato nelle casse dell’
Italia dei Valori».
Anche per il capogruppo
Idv della Regione Umbria, Oli-viero Dottorini non c’è scam-po: «Lo scioglimento dell’Idv è
la scelta più saggia e lungimi-rante. Un’operazione coraggio-sa in questa direzione sarebbe
dovuta avvenire già in occasio-ne delle elezioni politiche, ma
oggi ritengo risulti ineludibile.
Guai  invece  a    operazioni  di
autoconservazione o di difesa
corporativa che risulterebbero
abbastanza  velleitarie,  oltre
che incomprensibili e inutili».
Al di là della conservazione
o meno del nome,  perché non
ipotizzare una sorta di allean-za tra l’Idv e il M5S ?  Sarebbe
realizzabile,  secondo  il  con-sigliere  comunale  di  Padova
(erano  in  tre,  è  rimasto  solo
lui,  gli  altri  hanno  salutato
Di Pietro), Michele Toniato:
“Sono molto vicino alle idee di
Beppe Grillo, da sempre, ben
prima che nascessero i Meetup.
Quando nel 2009 sono entrato
nell’Italia dei Valori c’era una
sintonia pressoché totale tra
Di Pietro e Grillo… credo che
molte battaglie restino inevi-tabilmente comuni». A confer-ma, l’ex-deputato Idv, Franco
Barbato ha fondato sul web  la
piattaforma paragrillina icit-tadini.net, anche lui sedotto,
come Grillo, dal fascino della
democrazia liquida.
Ognuno ha la sua ricetta
per cercare di turare le fal-le ed evitare che la barca si ina-bissi. Ma le volonterose pro-poste non riescono a bloccare
la  fuga.  Di  riformare  l’Idv
non  ne  vuole  neppure  sen-tire  parlare  l’eurodeputato
Andrea Zanoni: «A seguito
di una profonda rifl essione»,
spiega, «in merito agli eventi
degli ultimi mesi e del nuo-vo contesto che si è creato in
Italia, ritengo esaurito l’im-portante progetto politico che
Idv ha portato coerentemente
avanti in questi anni, e per-tanto  ho  deciso  di  non  ade-rirvi più»
Tra chi se ne va, chi conte-sta e chi stringe i denti, vi è
pure chi si trova sui tizzoni
ardenti  ed  è Leoluca  Or-lando,  sindaco  di  Palermo,
targato  Idv.  Ma  il  marchio
gli potrebbe essere fatale alla
prossima tornata elettorale
ed  eccolo  allora  ipotizzare
una sua lista civica e anno-dare i rapporti col presidente
Pd-M5S della Regione Sicilia,
Rosario Crocetta. «Bisogna
andare  oltre  i  partiti»,  dice
Orlando, «e tuffarsi nella Rete,
quel soggetto politico che può
partire proprio dalla Sicilia».
Quindi anche da Palermo è
un de profundis per l’ex-pm di
Mani Pulite. Perfi no un suo ex-braccio destro, Aniello Formi-sano, non è tenero con lui, che
ha abbandonato per candidarsi
(eletto) col Centro democrati-co  di Bruno Tabacci:  «Io  a
Tonino l’ho detto e ridetto: se
vai avanti così è un suicidio. Se
penso che l’Idv oggi, se si fosse
alleata con Bersani, avrebbe 40
deputati e 20 senatori,  viene
da  mettermi  le  mani  nei  ca-pelli».
Il bello è che perfi no il co-gnato di Di Pietro, Gabriele
Cimadoro,  gli  ha  voltato  le
spalle  ed  è  lite  in  famiglia:
«L’abbraccio  con  Ingroia  e
l’estrema sinistra è stato una
svolta  violenta  che  i  nostri
elettori  non  ci  hanno  perdo-nato. Se poi aggiungiamo che
si è continuato a ripetere che
noi eravamo i più puri e invece
qualcuno è stato trovato con le
dita nella marmellata…. No, Di
Pietro possiamo considerarlo
politicamente fi nito».  Se ne è
convinto perfi no il cognato

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