mercoledì 3 aprile 2013

Hotel in crisi alle Eolie Si uccide il figlio del partigiano di Edda

LIPARI (Messina) — Prima
di uccidersi ha scritto a Dio, al-la moglie e alla figlia. Poche ri-ghe. Un foglio schizzato di san-gue. Lasciato sul sedile del fur-goncino con cui Edoardo Bon-giorno mandava a prendere i
clienti al traghetto. «Perdona-mi Dio. Perdonatemi Isabella
e Manuela...». Esplicito il rife-rimento ai debiti che lo hanno
distrutto «fisicamente, moral-mente, psicologicamente».
Oltre tutte le motivazioni
più personali sulle quali i suoi
cari si interrogheranno, emer-ge nella tragedia una denun-cia, un estremo atto di ribellio-ne alla crisi di un arcipelago
come quello delle Eolie dove
due storici hotel di Vulcano
chiudono e tanti arrancano da-vanti al calo dei turisti. Una
frana. Con quest’uomo di ses-sant’anni deciso a puntarsi
una pistola in bocca pur di an-nientare la paura di essere tra-volto da tasse e banche, di per-dere l’albergo in cui si spec-chiava la storia della sua fami-glia, l’«Oriente».
Una ospitale dimora di Lipa-ri, a due passi dal corso, sim-bolo di una famiglia che ha fat-to la storia delle Eolie. Perché
Bongiorno, un eterno ragaz-zo, una vita dedica-ta all’albergo-mu-seo con una
hall-bazar colorata
di reperti etnografi-ci, era figlio del par-tigiano che fece in-namorare Edda Cia-no, la figlia di Mus-solini, e nipote del-l’antifascista capa-ce di far fuggire dal
confino dell’isola i
fratelli Rosselli,
uno smacco al Du-ce.
Una ricca se-quenza di passioni
politiche e trasporti amorosi,
raccolta in un bel libro di Mar-cello Sorgi, trasferita due anni
fa in una fiction Rai, adesso
chiusa di botto con un colpo
di Beretta 7.65. Proprio quella
di Leonida Bongiorno, il pa-dre dell’albergatore che lascia
increduli compagni d’avventu-ra, giramondo, turisti, amici
innamorati delle sue canzoni
interpretate in francese come
uno chansonnier nelle notti
spumeggianti delle Eolie,
quando si faceva a gara per un
invito nella terrazza della villa
sull’Hotel Carasco per i giochi
di fuoco in onore a San Barto-lo.
Ma anche quella villa era
già un ricordo. Venduta per
650 mila euro proprio mentre
in tv scorrevano le immagini
della sua storia. Primo scric-chiolio di un patrimonio ero-so per tenere la testa alta. Co-me accadde con i due magazzi-ni poi venduti in pieno cen-tro. Come stava accadendo
con alcuni terreni una settima-na fa mostrati al geometra che
presiede il consiglio comuna-le, Adolfo Sabatini, anche lui
impietrito davanti a un’esi-stenza perduta nel tunnel del-la crisi, delle bollette, delle ra-te accumulate, fra minute qua-si obbligate evasioni, sanzio-ni, multe e cedole sfogliate co-me il mazzo di carte di una
partita in cui salta il banco.
Un’angoscia recente, ignota
a chi come Sorgi provò a con-vincerlo perché aprisse un ar-madio con le carte sull’amore
fra il padre e Edda Ciano. Un
diniego superato poi con una
telefonata al direttore dell’atti-vissimo Centro studi di Lipa-ri, Nino Pajno: «Chiama il tuo
amico giornalista». Si arrivò
così al libro, alla fiction e una
memorabile puntata di «Porta
a porta». Con Bongiorno spon-taneo, divertente, pronto a iro-nizzare davanti a Bruno Vespa
sulla indecisione superata con
una visita al cimitero: «Parlai
con mio padre davanti alla
sua tomba». Aveva lasciato, di-ciamo così, l’ultima parola al-l’amante di Edda. «Gliele do o
no ‘ste carte a Sorgi? E lui, lui
rispose col silenzio. Da quel si-lenzio capii che potevo...».
Chi ha diviso con lui una vi-ta di confidenze intuisce che
può aver pesato anche una
malinconia isolana capace di
lievitare durante inverni duri
segnando rapporti
rosi dalla frequenta-zione obbligata, ma
la chiave consegnata
in quella lettera schiz-zata di sangue provo-ca l’amarezza e la rab-bia di Nicola Farrug-gio che parla per Fede-ralberghi: «Dicono che
dovremmo vivere di tu-rismo, ma qui si muore
di turismo...». È il bilan-cio di una Pasqua con
un calo del 30 per cen-to, di Eolie senza promo-zioni, a corto di aliscafi
perché la Regione molla
il settore. Dati che nella
vicina Vulcano portano
alla chiusura degli storici
«Sables noirs» ed «Eo-lian». Come spiegano i
proprietari di quest’ulti-mo, Salvatore e Giovanni
Di Giovanni: «Un dramma
per tutta la Sicilia. Colpiti
da Imu e Tarsu indipenden-temente dal reddito, con co-sti proibitivi di acqua e lu-ce. Come se gli alberghi fos-sero seconde case. Con l’ef-fetto che la casa di un resi-dente paga un decimo di
quanto non si chiede a un al-bergo. Meglio chiudere...».
Sono le pesanti testimo-nianze che non faranno di-menticare il sacrificio di chi
nella tempesta ha lanciato un
Sos lasciando affondare se
stesso.
Felice Cavalla

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