mercoledì 3 aprile 2013

Int - Atene senza memoria

A
tene non  sta morendo
d’infarto, ma di Alzhei-mer. La città sta perden-do la memoria, non rico-nosce più quello che ha
intorno ed è sempre me-no in contatto con le persone che ci vivono
e che la attraversano. I ricordi si dissolvono
lentamente e Atene perde le sue radici.
Questa amnesia ha colpito soprattutto le
zone abitate dalla media e dalla piccola
borghesia. Attraversando le strade tetre di
quei quartieri si vedono schiere di negozi
chiusi e le facciate degli ediici ricoperte da
un caos di graiti. L’esempio più clamoro-so di questa decadenza è via Patission, una
delle strade più lunghe e antiche della cit-tà, il tradizionale centro commerciale della
borghesia. Oggi lungo la Patission è chiuso
un negozio su due. Le vetrine sono tappez-zate di manifesti e adesivi con cui si pubbli-cizzano i tanti appartamenti vuoti che
aspettano invano un inquilino. Le persone
passano oltre indiferenti, senza degnare
di uno sguardo quegli spazi vuoti. Se gli si
chiedesse che tipo di negozio c’era lì una
volta, risponderebbero imbarazzate: “Un
negozio di abbigliamento forse?”. Oppure:
“Un negozio di scarpe?”. In efetti, qui un
tempo c’erano quasi solo boutique di moda
e negozi di calzature. Ma oggi, chi compra
vestiti o scarpe ad Atene? Secondo le stati-stiche più recenti, l’80 per cento degli ate-niesi non è più in grado di sbarcare il luna-rio.
Lo stesso quadro desolante è visibile in
quasi tutti i quartieri residenziali del centro
di Atene. A Kipseli, dove abito io, viveva,
ino agli anni ottanta, la classe media citta-dina. Ma ormai è una zona di immigrati,
popolata in prevalenza da africani. Nella
strada pedonale di fronte a casa mia sento
spesso parlare in francese, ma non vedo
quasi più ragazzi del posto. Parlano il greco
solo i pensionati.
L’esodo dal centro non è cominciato
con la crisi attuale, ma risale all’epoca del
boom ittizio della metà degli anni ottanta,
quando la borghesia non voleva più respi-rare l’aria inquinata delle zone centrali e
non ne poteva più del rumore e degli ingor-Atene senza memoria
Petros Markaris, Neue Zürcher Zeitung, Svizzera
FrANceScO ANSeLMI (cONtrAStO)
Atene, Grecia ghi continui. Queste persone erano diven­
tate all’improvviso i nuovi ricchi e voleva­
no uno standard di vita adeguato alla loro
condizione. Così hanno lasciato il loro
quartiere e si sono trasferiti nei quartieri
residenziali in periferia.
In centro sono rimasti solo i pensionati
e alcuni artisti e intellettuali che non pote­
vano o non volevano andarsene dalla loro
casa per motivi economici, ma anche per
una questione di attaccamento.
Poi negli anni novanta è arrivata la
grande ondata migratoria, che è durata
quasi dieci anni. La condizione di abban­
dono di queste zone è stata una benedizio­
ne per gli immigrati. Non è vero quello che
sostengono gli abitanti rimasti, soprattutto
i pensionati, cioè che gli immobili hanno
perso valore a causa dell’arrivo degli stra­
nieri. Gli immigrati sono venuti qui perché
gli appartamenti erano vuoti e gli affitti
bassi. I vecchi abitanti che hanno tenuto la
loro casa stanno facendo ottimi afari. Af­
ittano ogni appartamento a diversi immi­
grati senza famiglia per trenta euro a testa
al mese (e in queste case gli inquilini sono
costretti a dormire a turno). E incassano
una rendita mensile molto più alta dell’af­
itto medio. E circola solo denaro in nero:
niente contratti denunciati all’uicio delle
imposte, niente tasse da pagare sugli af­
itti.
Paura degli immigrati
L’alta concentrazione di immigrati ha tra­
sformato questi quartieri in culle di razzi­
smo. Per anni lo stato greco e il comune di
Atene non hanno avuto la capacità o la vo­
lontà di sviluppare una sensata politica
migratoria e urbanistica. Hanno preferito
distogliere lo sguardo. Così queste zone
sono diventate bastioni del partito neona­
zista Alba dorata. Gli anziani e i pensionati
hanno paura degli immigrati, e i neonazisti
li proteggono: li accompagnano in banca
per evitare ipotetiche aggressioni e passa­
no la notte a casa loro per farli sentire al si­
curo.
Io vado spesso a passeggio nella città
vecchia. È la parte più bella di Atene, o al­
meno del centro, non solo per l’Acropoli o
per l’antico cimitero del Keramikòs, ma
anche perché è la zona più antica dell’Ate­
ne moderna, costruita negli anni trenta
dell’ottocento, durante il regno di Ottone
di Baviera, e progettata anche da architetti
tedeschi. Ernst Ziller creò per esempio il
Teatro nazionale della Grecia e la Posta
centrale di Atene, mentre a Friedrich von
Gärtner, l’architetto di corte del regno di
Baviera, si deve il palazzo reale, l’attuale
sede del parlamento. Dopo la cacciata del
re bavarese, la città vecchia perse pian pia­
no la sua atmosfera suggestiva e a un certo
punto fu abbandonata al suo destino. Solo
negli anni ottanta del novecento è stata i­
nalmente sottoposta a un’azione di risana­
mento profonda. Poi fu tirata di nuovo a
lucido in previsione delle Olimpiadi del
2004. Molti palazzi antichi sono stati riam­
modernati sontuosamente. Sono stati
aperti alberghi che speravano di fare afari
d’oro con l’arrivo degli appassionati di
sport. Ma quelle speranze non si sono rea­
lizzate e da allora il cammino è stato sem­
pre più in salita. Molti hotel del centro han­
no chiuso perché non arrivavano clienti.
La traccia più memorabile di quel pe­
riodo è la passeggiata che parte
dal Theseion e costeggia l’Acro­
poli. A destra c’è la collina delle
ninfe, a sinistra l’Acropoli, e
quando si arriva alla ine del per­
corso ci si ritrova di fronte alle
colonne del tempio di Zeus. La crisi e il de­
clino hanno risparmiato quest’area di
grande interesse turistico. Passeggiando
di giorno nella città vecchia non si notano
diferenze particolari. In centro si vedono
più immigrati, è vero, ma non per efetto di
una nuova ondata migratoria, bensì della
disoccupazione: gli immigrati vanno in gi­
ro alla ricerca disperata di un lavoro.
La Plaka, il quartiere più antico di Ate­
ne ai piedi dell’Acropoli, è un posto uscito
quasi indenne dalla crisi. La Plaka è stata
riammodernata in modo consistente insie­
me al resto della città vecchia. Gli squallidi
tuguri e i night da quattro soldi hanno chiu­
so i battenti, e i proprietari hanno potuto
restaurare gli ediici grazie a inanziamen­
ti molto convenienti. I prezzi degli immo ­
bili sono saliti e oggi la Plaka è un quartiere
elegante, abitato da ricchi imprenditori e,
in particolare, dagli armatori.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di
viaggiare molto e non conosco nessun’al­
tra città che di notte si trasformi tanto co ­
me Atene. I suoi abitanti vivono pratica­
mente in due città diverse: nell’Atene diur­
na e in quella notturna. È quindi normale
che durante il giorno sopportino questo
inferno di inquinamento, rumore e trai­
co, visto che di notte gli viene concessa
qualche ora di paradiso. Non mi si frain­
tenda: non sto parlando della vita nottur­
na, delle taverne, dei ristoranti e dei locali.
Quelli ci sono in tutto il sud dell’Europa.
Sto parlando di una città diversa. Le tene­
bre della notte nascondono l’orrendo volto
diurno di Atene, con i suoi casermoni di
cemento risalenti ai tempi della “crescita
greca” degli anni cinquanta e sessanta.
Ma con la crisi è inito tutto. Dopo le no­
ve di sera le strade sono vuote e ile di taxi
aspettano invano l’arrivo di un passeggero.
Molti ristoranti e taverne lavorano solo di
sabato. In tanti angoli della città vecchia si
vedono senzatetto che mangiano il loro
misero pane.
La situazione è particolarmente diici­
le intorno a piazza Omonia, che è diventa­
ta una zona grigia della metropoli: è occu­
pata da spacciatori e prostitute straniere
sotto il controllo della maia russa. Le stra­
de dei locali sono afollate anche nei giorni
feriali: i giovani se ne stanno seduti sui
marciapiedi davanti ai bar con una botti­
glia di birra in mano e si lasciano cullare
dalla musica che esce dall’inter­
no.
I quartieri che di notte non
hanno mai pace sono quelli cen­
trali, un tempo popolati dalla
piccola e media borghesia. Qui
scoppiano risse quasi ogni sera: a volte è
Alba dorata che dà la caccia agli immigrati,
altre volte sono le bande di immigrati che
si fanno la guerra per conquistare la zona
di spaccio. A questi episodi di violenza par­
tecipa la polizia, che combatte inutilmente
su entrambi i fronti per ristabilire l’ordine.
Ormai questi scontri capitano anche nella
città vecchia.
Ho due amici che abitano nel quartiere
di Agios Panteleimon, la zona peggiore di
tutte. Uno è musicista e l’altro critico cine­
matograico. Tutti e due dicono la stessa
cosa: da quelle parti non si vive più. Eppure
loro restano lì, come altri artisti e intellet­
tuali. Cercano di rendersi la vita un po’ più
sopportabile con centri culturali e altri pro­
getti. Così si battono contro l’Alzheimer.
Solo che, com’è noto, l’Alzheimer è una
malattia incurabile. u  fp
L’AUTORE
Petros Markarisè uno scrittore greco.
È molto noto per la serie di gialli del
commissario Charitos. Il suo ultimo libro
è Tempi bui (Bompiani 2

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