mercoledì 3 aprile 2013

BOLDRINI, IL PIANO TAGLI ELA TRINCEA DI 9 SINDACATI di Sergio Rizzo

O
ggi l’ufficio di
presidenza è
convocato per discutere
il taglio delle indennità
aggiuntive e dei
contributi ai gruppi
parlamentari. Una posta
di bilancio di 35,1
milioni, per cui il
preventivo della Camera
approvato a settembre
scorso prevede nel 2014
una riduzione comica
di 100 mila euro.
La questione più
difficile nel mirino sono
le spese enormi per il
personale, sul quale i
sindacati sono già sul
piede di guerraOMA — Inutile illudersi: la bacchet-ta magica non esiste. Intendiamoci, non
che siano mancate le buone intenzioni.
A parole. Perché per i contribuenti il co-sto del Parlamento, in 65 anni, non è
mai calato.
Nel 2013, per la prima volta nella sto-ria, la Camera ha chiesto meno soldi al
Tesoro: da 992,8 a 943,6 milioni. Final-mente, direte. Ma si tratta di una cifra
pur sempre superiore, e di molto, al co-sto degli altri Parlamenti europei. Le
uscite correnti di Montecitorio depurate
della spesa pensionistica (altrove paga-no gli enti di previdenza) sono state pari
nel 2010 a 752 milioni, contro 576 del
tedesco Bundestag, 498 della britannica
House of Commons e 473 della francese
Assemblée Nationale. Numeri che stona-no di brutto con l’affermazione contenu-ta nel documento dell’ufficio di presi-denza della Camera del 30 gennaio
2012: «I costi complessivi di un deputa-to italiano risultano in linea con quelli
sostenuti per i parlamentari nei princi-pali Paesi europei e nel Parlamento euro-peo, anzi sono nella maggior parte infe-riori». Da allora è passato un anno, ma
sembra un secolo.
Mentre annunciava fra le ironie grilli-ne l’autoriduzione dell’indennità di cari-ca del 30%, la presidente della Camera
Laura Boldrini ha detto che anche l’am-ministrazione dovrà tirare la cinghia.
«Con l’accordo dei sindacati», ha preci-sato. Non riuscendo a evitare il panico a
Montecitorio, dove le 9 (nove) sigle sin-dacali sono già sul piede di guerra. Per-ché è chiaro che se davvero si vogliono
ridurre le spese del Parlamento è lì che
inevitabilmente si arriva. Le retribuzio-ni del personale peseranno nel 2013 sul
bilancio della Camera, dicono le previ-sioni, per 231,1 milioni: il che, diviso
per le attuali 1.541 buste paga significa
uno stipendio medio di 150 mila euro.
Parliamo di una somma pari a circa 5
volte la paga media di un dipendente
pubblico e quasi il quadruplo rispetto al-lo stipendio di un dipendente del parla-mento inglese, che si aggira sui 40 mila
euro annui.
Ma affrontare questo capitolo sarà
una rogna non da poco per Laura Boldri-ni, e soprattutto per i tre nuovi questori.
Si tratta dell’ex magistrato antimafia Ste-fano Dambruoso, eletto con i montiani,
del democratico Paolo Fontanelli, ex sin-daco di Pisa, e di Gregorio Fontana, uno
dei fondatori di Forza Italia. Esperto so-prattutto l’ultimo dei tre, unico rieletto.
Proprio l’esperienza tuttavia insegna che
ogniqualvolta hanno tentato di frenare
le retribuzioni del personale, sono stati
respinti con perdite. Tanto alla Camera,
che al massimo ha limitato qualche auto-matismo (ma non l’aumento del 3% scat-tato un paio d’anni fa) quanto al Senato.
Dove nel 2008 un tentativo di rallentare
la progressione degli stipendi fu in segui-to annullato dalla commissione che ha il
compito di regolare le controversie con
il personale. L’autore, il questore Ds
Gianni Nieddu, rimase senza seggio. Del-la serie: chi tocca i fili muore?
Causa blocco del turnover i dipenden-ti di Montecitorio sono oggi 400 in me-no rispetto al 2003, ma la spesa comples-siva non è affatto calata. Come si spie-ga? Intanto con l’aumento degli stipen-di. Poi con l’incremento del numero dei
pensionati. E siccome le pensioni dei di-pendenti le paga il Parlamento, il risulta-to non cambia. Nel 2012 la Camera ha
speso 238,5 milioni per gli stipendi e
216 per le pensioni: nel 2014 pagherà
232 milioni di stipendi e 226,9 di pensio-ni. Per una spesa che invece di calare do-vrebbe salire da 454,5 a 458,9 milioni.
Qualcuno pensa che sia momento di
abolire quantomeno la quindicesima
mensilità. Ma la cosa è stata liquidata co-me una battuta di cattivo gusto.
Ecco spiegata la partenzasoft . Oggi
l’ufficio di presidenza è convocato per di-scutere il taglio delle indennità aggiunti-ve e dei contributi ai gruppi parlamenta-ri. Parliamo di una posta di bilancio, que-st’ultima, di 35,1 milioni, per cui il pre-ventivo della Camera approvato a settem-bre scorso prevede nel 2014 una riduzio-ne comica di 100 mila euro. Il tutto con il
fucile spianato del vicepresidente (del
M5S) Luigi Di Maio, che vuole discutere
il piano grillino per ridurre le spese di 42
milioni. Ci sarà da divertirsi.
Di sicuro i tagli non risparmieranno
alcuni privilegi inconcepibili: per esem-pio gli appartamenti di servizio. Che toc-cavano anche ai questori. Circostanza
surreale, quella per cui i deputati incari-cati di gestire con oculatezza i soldi di
tutti risultavano fra i più privilegiati del-l’intero parlamento. Ora tutti, a partire
da Laura Boldrini, vi hanno rinunciato,
senza che però sia stato ancora decisa la
destinazione di quegli alloggi. Questio-ne alquanto problematica. E c’è già chi
sostiene che la rinuncia all’appartamen-to potrebbe far aumentare le spese, inve-ce di abbatterle. Storie già sentite…
Sergio Rizzo

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