mercoledì 3 aprile 2013
Internazionele - La morte dell’oligarca che odiava Putin
Boris Berezovskij è stato l’uomo
più potente della Russia degli
anni novanta. Poi ha rotto con
Putin ed è scappato in Inghilterra.
Dove è stato trovato morto nella
sua casa di Ascot il 23 marzo
Vadim Nikitin, The New York Times, Stati Uniti
Era il prototipo dell’oligarca. Il
giornalista Paul Khlebnikov, uc-ciso nel 2004, lo aveva sopranno-minato “il padrino del Cremli-no”. Eppure, il 23 marzo, quando il suo cor-po senza vita è stato tirato fuori dalla vasca
da bagno della sua casa inglese, Boris Bere-zovskij, 67 anni, era un uomo distrutto. Da
tempo non vedeva più gli amici e usciva di
casa raramente. Il giorno prima di morire
aveva raccontato a un reporter di Forbes di
aver “perso la voglia di vivere”.
Che sia morto suicida o per un attacco
cardiaco poco importa: Berezovskij è stato
annientato da quella Russia che lui stesso
aveva creato. L’uomo che negli ultimi tempi
era arrivato a nutrire un odio viscerale per il
regime attuale, negli anni novanta fu tra i
pionieri del capitalismo clientelare russo e
la mente dietro alle prime elezioni truccate
del paese, le presidenziali del 1996. Berezo-vskij fu il primo a cancellare la linea che se-para i mezzi d’informazione dalla politica,
e contribuì perino a far diventare presiden-te Vladimir Putin. Ma soprattutto, come il
borghese di Marx, allevò i suoi futuri bec-chini: lo stesso Putin, che l’ha annientato
politicamente, e Roman Abramovič, l’oli-garca suo ex protetto, che pochi mesi fa gli
ha assestato il colpo di grazia inanziario.
L’eminenza grigia
Grazie alla sua spregiudicatezza e ai suoi
agganci, all’inizio degli anni novanta Bere-zovskij costruì un impero industriale e me-diatico, per poi insediarsi al Cremlino come
eminenza grigia del presidente Boris Eltsin.
In quegli anni di ricchezza e potere, il mate-matico ed ex membro dell’Accademia delle
scienze russa contribuì a creare le due isti-tuzioni che hanno modellato la Russia mo-derna, le stesse che con ogni probabilità
oggi ne impediscono lo sviluppo. In primo
luogo, Berezovskij organizzò le campagne
elettorali di Eltsin e Putin, nel 1996 e nel
2000, creando le basi dell’attuale modello
di manipolazione usato dal Cremlino. Alla
vigilia del voto del 1996 l’indice di gradi-mento di Eltsin non raggiungeva la doppia
cifra, e l’opposizione comunista era in ripre-sa. Il presidente decise così di stringere un
patto con gli oligarchi. L’accordo – passato
alla storia come lo scandalo dei loans for
shares, prestiti in cambio di azioni – preve-deva l’assegnazione agli oligarchi di grosse
quote delle aziende statali in cambio di pre-stiti in denaro e del loro sostegno elettorale.
All’epoca Berezovskij, che già in preceden-za aveva convinto Eltsin a vendergli una
quota di controllo nella principale emitten-te statale, ricambiò il favore con una cam-pagna mediatica che aiutò il presidente a
sbaragliare tutti gli avversari. Un anno dopo
la miracolosa rielezione di Eltsin, Berezov-skij ricevette in premio le chiavi dell’ex
compagnia aerea statale Aerolot.
Tre anni dopo, l’oligarca pianiicò la na-scita del partito Unità, che doveva servire
per appoggiare la candidatura al Cremlino
di Putin, scelto da Eltsin nel 1999 come suo
successore. E usò la sua rete tv, la prima del
paese, per attaccare Evgenij Primakov e il
sindaco di Mosca Jurij Lužkov, i due princi-pali avversari di Putin alle elezioni legislati-ve di dicembre. Berezovskij, inoltre, pur
recitando la parte del fautore del libero
mercato, fu tra gli architetti di quell’oscura
simbiosi tra i grandi imprenditori e lo stato
che ancora caratterizza il paese. In quegli
anni accumulò una fortuna immensa. Le
sue proprietà più importanti – da Aerolot
alla compagnia petrolifera Sibneft – furono
acquisite grazie al meccanismo “prestiti in
cambio di azioni” o grazie ai suoi legami
personali con la famiglia Eltsin.
Eppure, nonostante sia stato lui a stabi-lire le regole, alla ine Berezovskij è stato
tradito proprio delle persone di cui si idava
di più. Convinto di aver trovato in Putin
l’uomo che avrebbe protetto la cricca degli
oligarchi dalle minacce dei politici,
Berezov skij è stato invece costretto a subire
la rapida ri-nazionalizzazione delle sue pro-prietà. Anche il suo ex protetto e socio in
afari Abramovič gli si è rivoltato contro. E
lo scorso autunno l’ha sconitto, rovinando-lo economicamente, in un causa miliarda-ria che Berezovskij gli aveva intentato a
Londra. “La morte di Berezovskij mette la
parola ‘ine’ agli anni novanta”, ha scritto il
quotidiano online Gazeta.ru. Il suo declino,
però, dimostra anche che le regole da lui
issate sono ancora valide nella Russia di
oggi. L’economia del paese, infatti, conti-nua a essere dominata da oligarchi corrotti.
E chi perde il favore del presidente, in poco
tempo perde anche tutto il resto. u
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