mercoledì 16 ottobre 2013

Street-food

N
ato come umile cibo
di strada, destinato
ai lavoratori e agli
studenti, lo “street
food” diventa gour-met. Panini, arancini, focacce,
panzerotti e piadine escono dal-la clandestinità di chioschi o ba-racchini per entrare nelle guide
internazionali. Il viaggiatore
esperto si distingue dal turista
anche perché bazzica i posticini
dedicati al cibo di strada, snob-bando i ristoranti più blasonati.
Sono 2,5 miliardi le persone che,
per la Fao, lo mangiano ogni
giorno. E anche in Italia è boom:
35 milioni di appassionati si
scambiano freneticamente
informazioni tra blog, facebook
e twitter. Benvenuti nell’era dei
“golosi 2.0”. E di questi, spiega la
Coldiretti, il 45% sceglie le spe-cialità locali, il 24% quelle inter-nazionali (tra hamburger e hot
dog) mentre solo il 4% osa i più
esotici sushi o kebab. Succede
persino che la moda che nasce
dalla strada conquisti cuochi ac-clamati come star. In giro per l’I-talia si può così incontrare l’ U-liassi Street Food , dello chef 2
stelle Michelin Mauro Uliassi,
un camper dal design raffinato e
tecnologico che porta in tour ci-bo dall’anima pop.
Giovani, indifferenti al fascino
delle stelle Michelin o ai nomi
degli chef più famosi, convinti
che la cucina sia un’avventura.
Ecco l’identikit dei nuovi golosi
in caccia di nuovi indirizzi. Li
racconta nel libro Cibo di strada.
Il meglio dello street food in Italia ,
Luca Iaccarino: «Negli ultimi
cinque anni, in coincidenza con
la crisi, il cibo da strada ha cono-sciuto un successo inaspettato
per l’esigenza dei consumatori
di mangiare in modo economico
e dei ristoratori di avere strutture
più leggere». Attenzione però, i
cibi low cost non sono tutti ugua-li. «Da un lato c’è la vecchietta
con un “buco”, nei quartieri spa-gnoli o nel mercato, che soddisfa
operai e colletti bianchi», precisa Iaccarino, «dall’altro un cibo più
gourmet, venduto in catene co-me Eataly o  California Bakery o
su chioschi alla moda, che at-traggono un pubblico under 35
con risorse limitate ma affasci-nato dall’alta ristorazione».
La nuova mania sembra aver
contagiato tutta l’Italia. A Rimini
c’è la prima guida ragionata sul
tema, la  Rimini Street Food, che
raccoglie una novantina di pre-giati indirizzi di chioschi specia-lizzati in piadine, spiedini e
squacquerone su tutta la riviera
romagnola. A Milano, oltre alla
mappatura dei locali specializ-zati nei nuovi divi gli hamburger
gourmet (hamap. it), c’è la possi-bilità di barcamenarsi tra i
“mangiari di strada” (mangiari-distrada. com) con soste tra fo-cacce, polpette e fritti da assapo-rare all’aria aperta. La capitale
non è da meno: nei quartieri più
alla moda come Testaccio, Mon-ti e il Pigneto è boom di panini
gourmet ma anche di burger
house (è da poco nata la prima
kosher nel cuore del ghetto), il
trapizzino (nato dall’idea di Ste-fano Callegari è un triangolo di
pizza farcito con specialità come
polpette e coda alla vaccinara),
panzerottini, frullati di frutta
esotica e persino alla libreria Felrinelli si gustano le specialità
dell’Antica Focacceria San Fran-cesco di Palermo. Farciti, elabo-rati, ma per alcuni decisamente
troppo cari, rivoluzionano il gri-giore della pausa pranzo e riani-mano i turisti boccheggianti tra
cupole e basiliche. In Sicilia, nel-lo splendore dell’Oasi di Vendi-cari, quest’estate due giovanissi-me hanno inaugurato il  LùBar :
una cucina ricoperta di canne
che offre pesce fresco cotto sul
momento, cuscus di verdura e
polpette di melanzane. Anche a
Napoli ci sono almeno una deci-na d’indirizzi preziosi tra rostic-cerie e friggitorie. E le guide?
Slow Food e Lonley Planet dico-no la loro. Per gustarsi il cibo da
strada, a questo punto, non c’è
che l’imbarazzo della scelta. Per
molti può essere una “entry le-vel” alla gastronomia di ottimo
livello. Naturalmente a prezzi
economici.

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