domenica 20 ottobre 2013

Il negazionismo da blog del matematico vanesio

C
hi ha un pensiero è parco di opinio-ni, chi ha solo opinioni pretende di
avere un pensiero. Al matematico Pier-giorgio Odifreddi piace interpretare il
ruolo di martellatore di verità. Non gli è
bastata la lettera che un fin troppo ge-neroso Joseph Ratzinger gli ha scritto
per contestare le tesi del suo libroCaro
Papa ti scrivo, edito nel 2011. Ci voleva
qualcosa di più forte che lo restituisse
alla ribalta. Così, sul suo blog, rispon-dendo a un lettore sull’esistenza delle
camere a gas, è andato giù pesante:
«Non entro nello specifico delle camere
agasperchédiessesoappuntosoltanto
ciò che mi è stato fornito dal “ministero
della propaganda” alleato nel dopo-guerra, e non avendo mai fatto ricerche,
enonessendounostorico,nonpossofa-re altro che “uniformarmi” all’opinione
comune; ma almeno sono cosciente del
fatto che di opinione si tratti, e che le co-se possano stare molto diversamente
da come mi è stato insegnato».
Siccome Odifreddi non ha fatto ricer-che personali, è razionalmente possibi-le che qualcuno abbia mentito. Magari
Primo Levi, magari i sopravvissuti ai
campi di sterminio, magari le testimo-nianze e gli studi che esistono in propo-sito. Se non è negazionismo questo, po-co ci manca. Ma al pretenzioso Odifred-di piace «épater le bourgeois», stupire.
Come è facile immaginare, essendo la
memoria del trauma della Shoah il fon-damento stesso della costruzione del-l’identità europea, le sue provocazioni
non sono passate sotto silenzio.
Già lo scorso anno, sempre per un te-sto scritto sul sito dela Repubblicae poi
rimosso, il matematico cuneese si era
applicato alla contabilità funebre: i
morti causati dai raid israeliani erano
«dieci volte superiori» a quelli delle
Fosse Ardeatine. Anni fa, nel suo libro
Perché non possiamo essere cristiani (e
meno che mai cattolici)con piglio illu-ministico sosteneva questa tesi: «La
critica al Cristianesimo potrebbe ridur-si a questo: che essendo una religione
per letterali cretini, non si adatta a co-loro che, forse per loro sfortuna, sono
stati condannati a non esserlo».
Ai martellatori di verità, ultimi eredi
del positivismo ottocentesco, mentre si
aggrappano alle loro opinioni capita
spesso di martellarsi le dita.

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