lla Cina della gran-de urbanizzazione,
pronta ad inaugu-rare la prima metro-poli da 80 milioni di
abitanti, mancava un record:
quello del palazzo più grande
del pianeta. L’ha conquistato ie-ri. A Chengdu, capoluogo del Si-chuan, è stato aperto il “New
Century Global Centre”, ben più
di un edificio vasto 50 mila metri
quadrati più dell’aeroporto di
Dubai, a cui ha sottratto il pri-mato. Il nuovo colosso di cristal-lo e cemento, costruito in tre an-ni, è il primo esperimento della
storia di palazzo-città totalmen-te autosufficiente. Assicura di
offrire «tutto ciò che serve ad un
uomo per vivere»: dalla sala par-to, dove si viene al mondo, al ci-mitero, luogo usuale del com-miato. Tra i due estremi, l’equi-paggiamento quotidiano dell’e-sistenza standard: asilo, scuola,
università, casa, uffici, centri
commerciali, banche, biblio-teche, cinema 3D, strutture
sportive, sale congressi, par-chi, giardini, ristoranti, hotel,
ospedale e case di riposo.
La promessa dei proprietari è
lo specchio del desiderio di stu-pire che anima la nazione deci-sa a dominare il secolo: «Inau-gurare l’era delle strutture da
cui non occorre uscire mai per
essere felici». A confermare l’il-lusione, un ufficio distaccato
del Comune: in caso d’urgenza
sarà possibile sposarsi, grazie
ad un romantico ascensore de-dicato, ma chi non ce la fa più
avrà pure l’opportunità di di-vorziare, anche nel cuore della
notte. Considerato lo smog che
incombe sulla Cina, trascorrere
la vita chiusi in un edificio, sen-za mai annusare l’aria che c’è
fuori, potrebbe presto rivelarsi
una necessità. Non è per ora il
caso di Chengdu, gioiello verde
preferito dai panda giganti: il
“New Century Global Centre” si
propone infatti come icona
snob dei nuovi ricchi. La piazza
centrale è stata riservata al “Me-diterranean Village”, una
spiaggia artificiale lunga mezzo
chilometro, affacciata su una
baia con acqua salata, mossa
dalla marea su cui galleggia una
nave dei pirati non solo per
bambini. Uno schermo largo
150 metri e alto 40 riproduce orizzonti virtuali di paradisi
reali: un sole elettrico si esibisce
per gli abitanti, creando albe di-gitali, tramonti, oppure cieli ta-gliati dalle nuvole. Tutti i nume-ri rispondono all’ossessione del
primato, leva del soft-power
globale che anima la nuova lea-dership di Pechino.
Il nuovo condominio è lungo
500 metri, largo 400 e alto 100, la
superficie calpestabile misura
1 milione e 760 mila metri qua-drati, il giardino 400 mila. Per i
maniaci dei confronti: l’Opera
House di Sidney è venti volte
più piccola e la basilica di San
Pietro a Roma non arriva alla
miseria di 26 mila metri quadri,
praticamente un capitello. Ma
nemmeno questo, per la Cina
dei miracoli che ambisce a «in-ventare una nuova società», era
sufficiente. Tunnel sotterranei ollegano il palazzo al museo
interno d’arte contemporanea,
progettato dall’archistar an-glo-irachena Zaha Hadid,
mentre altre strade condomi-niali conducono a palestre,
campo da golf, stadio, piste ci-clabili, da skate e da patinaggio,
percorsi jogging e ad una serie
di ville per chi, costretto a dor-mire tra 400 mila metri quadri
di negozi, potrebbe sentirsi vit-tima del consumismo.
Teorizzare «una vita comple-ta senza uscire di casa» è un pa-radosso, per il Paese segnato
dalla più impressionante mi-grazione interna di ogni tempo,
capace di spostare dai villaggi
alle megalopoli quasi 700 milio-ni di individui. Per il nuovo na-zionalismo rosso, assetato di
migranti ma pure attento a con-siderare criminali i figli che non
visitano i genitori almeno due
volte al mese, i prodigi dell’edi-lizia sono però il simbolo pa-triottico della Cina prossima al
sorpasso sugli Usa, come le
missioni nello spazio. La pro-paganda esulta così annun-ciando il primo hotel ground-scraper, organizzato su 19 piani
scavati sottoterra, o ricordando
che da marzo Changsha, nello
Hunan, ha sottratto al “Burj
Khalifa” di Dubai il record del
grattacielo più alto del pianeta:
in soli tre mesi i cinesi hanno
eretto lo “Sky City One”, torre
da 838 metri, 220 piani e spazio
per 30 mila residenti.
Due anni fa, nel Jiangsu, per
risparmiare risaie le autorità
avevano inventato il «primo vil-laggio agricolo traslocato den-tro un grattacielo»: i duemila
contadini di Huaxi, mucche,
polli e maiali compresi, erano
stati trasferiti in un solo caser-mone, considerato municipio e
dotato di regolare sindaco. Nul-la però a che vedere con il “pa-lazzo-mondo” di Chengdu, do-tato di una popolazione di 300
mila residenti-consumatori:
questo è davvero un tuffo nella
società futura, il test estremo
della sostenibilità cinese. E
nemmeno a Pechino sanno chi
si potrà salvare.
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