EW YORK — Operazione
Upstream, Team Telecom: co-sì i servizi segreti Usa si sono
garantiti l’accesso alle fibre ot-tiche mondiali, anche se le
aziende che le gestiscono sono
straniere. Tutto ebbe inizio nel
2003, quando per la prima vol-ta uno dei big delle fibre ottiche
Usa venne venduto a un grup-po asiatico. Team Telecom,
una task force di avvocati della
Homeland Security, del mini-stero di Giustizia e dell’Fbi, im-pose che l’acquirente asiatico
mantenesse un gruppo di «cit-tadini americani approvati dal
governo» in posizioni di co-mando per l’accesso alle co-municazioni. L’azienda era
Global Crossing, il precedente
fece scuola.
Spiega perché la capacità
della National Security Agency
di spiare le telecomunicazioni
non conosce frontiere e non ha
avuto intralci dalla globalizza-zione. Neppure adesso che la
capacità di trasmissione —
email, dati Internet, video o te-lefonate — è più concentrata
in Europa. In qualsiasi multi-nazionale delle fibre ottiche
che voglia fare business negli
Stati Uniti, il top management
deve abdicare a una fetta del
proprio potere, e lasciare che
agisca in seno all’azienda una
“struttura parallela” che obbe-disce al governo americano.
Lo scoop del Washington
Post integra le rivelazioni fatte
da Edwards Snowden sul cy-berspionaggio della National
Security Agency. Il sistema Pri-sm disvelato da Snowden è
quello che consente all’intelli-gence Usa di sorvegliare email
e altri dati attingendo ai grandi
operatori Internet come Goo-gle, Microsoft, Facebook, Ap-ple, Yahoo e Aol. Si tratta di una
raccolta che avviene, nella ter-minologia della Nsa, “Down-stream” e cioè a valle, dove i lussi di comunicazioni arriva-no e vengono smistati.
A questo si affianca un’ope-razione parallela, anch’essa in
vigore da un decennio, che si
concentra “Upstream” cioè a
monte: quando i flussi delle
comunicazioni sono in viag-gio, nei cavi a fibre ottiche che
traversano i fondali degli ocea-ni. Col tempo le fibre ottiche
hanno soppiantato altre tec-nologie di trasmissione, dai
cavi di rame ai satelliti. Gli op ratori Internet si possono im-maginare anche come dei
“porti”, mentre le infrastruttu-re a banda larga sono i canali o
rotte di navigazione transo-ceanica.
Dal settembre 2003, quando
il Team Telecom entrò in azio-ne per dettare le sue condizio-ni alla Global Crossing — co-losso delle fibre ottiche che
venne acquistato da un grup-po di Singapore — si è creata
una regola. Ogni volta che un gruppo telecom deve chiedere
delle licenze per i cavi alla Fe-deral Communications Com-mission, quest’ultima fa entra-re in azione il Team Telecom.
Ogni azienda telecom che
voglia avere accesso al merca-to Usa deve accettarne le con-dizioni: avere un Network
Operations Center situato sul
territorio americano, che pos-sa essere «visitato da funziona-ri federali con un preavviso di
30 minuti». Le informazioni
che questa task force chiede al-l’operatore delle fibre ottiche,
non possono essere comuni-cate «neppure al top manage-ment dell’azienda».
Ogni multinazionale delle
fibre ottiche — se vuole avere a
che fare col più grosso merca-to del mondo che è quello degli
Stati Uniti — accetta che al suo
interno ci sia una “cellula” se-parata che risponde agli ordini
di Washington e non ai propri
dirigenti. «Le telecom — con-ferma al Washington Postuna
ex-consigliera di Barack Oba-ma, Susan Crawford — non
hanno autonomia e non pos-sono opporsi alle richieste di
dati avanzate dal governo».
Questo è tanto più importante
da quando le reti di fibre otti-che più potenti sono diventate
quelle europee, Germania in
testa: per avere accesso agli
Usa devono anch’esse soggia-cere a quei diktat.
Il New York Timesdescrive
inoltre l’enorme potere assun-to dal Foreign Intelligence Sur-veillance Court, il tribunale se-greto che autorizza lo spionag-gio. Questo organo di “giusti-zia speciale” in 100 pagine di
sentenze ha gettato le fonda-menta della vasta operazione
di cyberspionaggio rivelata da
Snowden. »Una Corte supre-ma parallela», lo definisce il
New York Times, per il potere
che questo tribunale ha di in-terferire con i diritti costituzio-nali
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