mercoledì 28 agosto 2013

alpe e nudi d’autore le bizzarre vittime dei censori di Facebook

ielo: una talpa nuda!
E con questa motiva-zione la misteriosa
trojka che governa la
censura di Facebook
ha bannato la pagine di alcuni
“attivisti a favore della speri-mentazione animale” che ave-vano incautamente postato
un’immagine dell’animaletto,
un corpicino roseo e rugoso, tut-to tranne che libidinoso.
Ma non è la prima volta che sul
social network più frequentato
del mondo (circa un miliardo di
utenti) si abbatte una giustizia
imbecille. Qualche giorno fa c’e-ra stato il caso del santone india-no. Nudo, certo, ma di una ca-stità imbarazzante con le sue
gambe strette nel loto e gli occhi
chiusi. Niente da fare: via il san-tone e le pagine a lui dedicate. E
il gomito? Una donna in una va-sca schiumosa, sorridente, mo-strava una parte del corpo che fi-niva con una morbida punta più
rosea: una tetta, una capezzolo!
Via anche la signora. Era un go-mito arrossato, ma pazienza.
Bannato anche l’editoriale del
Foglio  sui matrimoni gay perché
compariva la parola “frocio”.
Via la pagina del Tribunale di
Ginevra, che per accompagnare
un articolo sulla ninfoplastica
(chirurgia estetica delle labbra
vaginali) ha usato una riprodu-zione de  L’origine del mondo di
Courbet. Via anche il Centre
Pompidou, per quella donna
nuda che scende le scale, così
perfetta da sembrare una foto-grafia ma in realtà un dipinto di
Gerhard Richter, esposto in quei
giorni al museo parigino.
La Rete, come sempre, si co-sterna si indigna si impegna.
Dentro Facebook nascono e si
moltiplicano le pagine di prote-sta. Ci sono gruppi “anti” qual-siasi tipo di censura (ce n’è uno
persino contro la “censura delle
anime”, che non è un gruppo re-ligioso ma gente che non capi-sce perché le eroine dei fumetti
giapponesi non possano mo-strarsi in tutta la loro bellezza).
Qualcuno strilla e basta, qualcu-no argomenta. Scrive l’ammini-stratore della pagina di Ecologi-calmind (60mila iscritti),  ban-nata, che la loro unica colpa è tata il successo. Postavano fio-ri, cavallette, equilibristi, il video
dell’incontro tra Ulay e Marina
Abramovich al Moma, baci... un
po’ new age, un po’  camp e del
tutto innocente. Ma quella foto
di Barbie e Ken (non sappiamo
in quale scandalosa posa) non
gli è stata perdonata: via! La ve-rità, spiegano, è che la censura
su Facebooknon è affatto casua-le o stupida. Dal momento che si
basa su segnalazioni anonime,
diventa una specie di vendetta
trasversal  o un gioco per troll
sfaccendati.
Aldo Nove si è arreso. Pluri
bannato da Facebook per motivi
vari e incomprensibili, alla fine
ha cancellato il suo account.
Contattato dall’ufficio stampa
italiano del social network, ha
scoperto che loro non possono
farci niente, e che tutto dipende
da un misterioso ufficio a Dubli-no. È lì che si nasconde la trojka
dei censori che vigila sulla nostra
moralità. In un ufficio, zelanti
impiegati reclutati in  outsour-cing e incattiviti da paghe vergo-gnose, ricevono le famose segna-lazioni anonime, frullano gli al-goritmi e producono castighi.
Qualche settimana fa una di loro,
una dipendente marocchina im-bufalita, pagata un dollaro l’ora,
per vendetta ha messo  online un
documento riservato contenen-te le direttive di Mark Zuckerberg
sul tema. Si è finalmente scoper-to che c’è molta differenza tra un
capezzolo maschile (consentito)
e un capezzolo femminile (vieta-to): motivo per cui tutte le imma-gini di allattamento subiscono
censura spietata.
Nel mondo Facebook ci si
possono fare le canne, ma non
commerciare marijuana. Eroi-na, cocaina e tutte le altre dro-ghe: via! Niente foto seduti sul
cesso o ubriachi a una festa, e
soprattutto bando alla malin-conia: voglio morire, o qualsia-si altra allusione al suicidio sa-ranno sanzionate con l’eterno ostracismo dall’allegra com-pagnia. Giusto, ma allora per-ché, si chiede Aldo Nove, viene
bannata Melissa P. se pubblica
sulla sua pagina foto “artisti-che” di donne nude, mentre si
tollerano gruppi neonazisti,
razzisti e odiatori molesti? Per-chè Selvaggia Lucarelli no, e la
pagina “stupra Selvaggia Luca-relli” sì? Dio dell’algoritmo, il-luminaci e liberaci dalla tenta-zione di pensar male

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