’
era una volta l’Fbi e i
suoi metodi di inda-gine da film hol-lywoodiano con file
“top secret” persino per la polizia,
quella “locale”; quella fatta di
agenti che lo schermo ha reso
spesso famosi, con bicchieri di
caffè sempre in mano e insegui-menti rocamboleschi su autostra-de piene di traffico. Oggi, invece,
in un periodo in cui l’America
scopre che George Orwell, in fon-do, ci aveva visto benissimo e il
“ Big Brother” è attivo da sempre e
gode di ottima salute, l’agente del
New York Police Department si
ritrova con una archivio di ben
11mila profili di indagati per cri-mini diversi, che includono anche
il fatidico Dna, capace di inchio-dare, in maniera definitiva sospet-tati con poche prove a carico. Il
punto, che sta creando polemiche
in questi giorni, è che spesso i
campioni di Dna sono prelevati (e
archiviati) dalla polizia senza il
permesso dell’indagato. Addirit-tura, nella contea di Orange
County, in California, dove i file a
disposizione del procuratore di-strettuale sono 90mila, il Dna è
“merce di contrattazione” per av-vocati di basso livello che lo of-frono in cambio di pene molto
leggere per i loro clienti. Fino a
qualche anno fa, questo tipo di in-formazioni era, appunto, in pos-sesso solo dell’Fbi che oggi si trova
scavalcata, nei metodi (approssi-mativi) e nella quantità, da quasi
tutti i distretti di polizia locali.
UNA TENDENZA, peraltro, desti-nata a diventare sempre più am-pia, soprattutto dopo la recente
decisione della Corte Suprema,
che ha confermato la legittimità di
una norma approvata in Ma-ryland, che consente alle autorità
dello Stato, di raccogliere campio-ni di Dna dalle persone arrestate
per crimini gravi. Insomma, sem-bra proprio che in queste settima-ne gli Stati Uniti stiano abdicando
sempre di più alla loro storica e
infaticabile difesa del diritto della
privacy che “motivi di sicurezza”
fanno apparire un “bene seconda-rio” per i cittadini. Non la pensano
affatto così all’Aclu (American ci-vil liberties union), l’organizzazio -ne non governativa per la difesa
dei diritti civili e le libertà indi-viduali che ha denunciato il go-verno degli Stati Uniti per l’inco -stituzonalità del programma di
controllo dei dati telefonici messo
in atto dalla Nsa, denunciato gior-ni fa dal G u a rd i a n . “Le informazio-ni in nostro possesso oggi – ci dice
Alex Abdo, avvocato dell’Aclu
proprio nel campo della sicurezza
nazionale – ci permettono di apri-re non solo un dibattito pressante
nel Paese ma anche di portarlo al-l’attenzione della Corte. Sin dalla
ratifica del Patriot Act del 2003, da
noi sempre criticato, abbiamo
chiesto conto al governo di questi
controlli ricevendo sempre una ri-sposta negativa, come se le nostre
fossero solo speculazioni. Oggi,
invece, abbiamo delle conferme
che tutto era vero e, per questo,
possiamo chiedere legalmente del-le risposte”. E non convince la po-sizione della Nsa che difende la suatrategia come strumento per
sventare atti di terrorismo. “La do-manda è una – continua Abdo –:
era proprio necessario che il go-verno arrivasse a tanto? Per com-battere il terrorismo bisogna fo-calizzarsi sui terroristi e non con-trollare milioni di cittadini violan-done la privacy, riconosciuta dalla
nostra Costituzione. Il fatto è che
negli ultimi decenni la tecnologia
ha fatto progressi tali da rendere
molto semplice quest’azione di
controllo; molto più semplice dei
metodi di indagine ai quali era-vamo abituati”.
UNA TENDENZA, dunque, che la
denuncia dell’organizzazione spe-ra di bloccare anche grazie al quel
dibattito che lo stesso Obama ha
detto di voler aprire. “C’è una dif-ferenza fra un senatore impegnato
per i diritti civili e un commander in
chief – conclude Abdo – Quest’ul -timo tenderà sempre ad agire il
suo potere fino all’estremo. Eppu-re, sono ottimista e credo nella vo-lontà del presidente di voler af-frontare seriamente questo te-m
Nessun commento:
Posta un commento