domenica 23 giugno 2013

Calatrava, il grande inganno DAL FLOP DELLA STAZIONE MEDIOPADANA (79 MILIONI DI EURO, CI PIOVE DENTRO) AL PONTE DELLA COSTITUZIONE DI VENEZIA. IN SPAGNA A SENTIRE IL NOME DELL’ARCHITETTO, I SINDACI SCAPPANO

nsomma, ma che volete. Lui Santiago
Calatrava, archistar mondiale (ha fir-mato opere come la Città delle arti e
delle scienze di Valencia, l’Auditorium
di Tenerife, il Ponte della Costituzione
di Venezia), l’aveva detto chiaro e ton-do, in un recente incontro ai Musei Va-ticani: “La stazione è un non luogo che
proprio nella sua fragilità e inconsi-stenza trova il suo elemento poetico”. E
dunque, pazienza se nella nuova sta-zione Tav Mediopadana di Reggio
Emilia, a un giorno dall’inaugurazio -ne, ci piove dentro, perché l’acqua at-traversa i 483 metri di onde bianche
che delineano la costruzione dell’ar -chitetto valenciano (costata 79 milioni
di euro, per 14.000 tonnellate di ac-ciaio, una volta e mezzo il peso della
Tour Eiffel). Sarà perché gli operai non
hanno isolato i vetri col silicone, e si è
preferito far partire subito la stazione,
dicono gli ingegneri del comune. Ma
mentre le Ferrovie dello Stato si sono
precipitate a dichiarare che l’incidente
“non ha a che fare con un problema
strutturale”, lui, l’architetto dal cogno-me profetico alla cerimonia d’inaugu -razione ripeteva sereno “io sono solo
un piccolo ingranaggio orgoglioso del-lo spirito che avete avuto”.
LO SPIRITO È TUTTO, per questo ar-chitetto-ingegnere per il quale “le pure
tecniche non bastano da sole, sono il
vassoio di cui si serve il lirismo”. Ed è
per questo, forse, che la sua fama ormai
è legata alla scarsa tenuta degli edifici e
alla sua abilità a far raddoppiare i bi-lanci (pare che in Spagna a sentire il suo
nome ci sia un fuggi fuggi tra i sindaci).
Lo scorso marzo, la Generalitat, l’ente
regionale della Comunità valenziana,
ha riscontrato difetti strutturali nella
copertura del Palazzo delle arti e della
scienza di Valencia, costato 6 milioni di
euro. Nel 2006 è la volta del crollo delle
gradinate del Palazzo dei Congressi di
Oviedo, per il quale la magistratura ha
condannato Calatrava a una multa da
3,2 milioni di euro, causa “patologie
tecniche”. Persino a Gerusalemme, cit-tà dell’anima, il suo Ponte delle corde,
una struttura imponente a forma di Ar-pa di re di Davide utilizzata per il tran-sito di una metropolitana leggera, è sta-ta al centro di feroci polemiche, mentre
lui spiegava tranquillo di non essere si-curo che “il ponte avrebbe retto al peso
della ferrovia”. In Italia, dove Calatrava
è una star bipartisan – l’immagine del
Ponte sull’autostrada, sempre a Reggio
Emilia, è stata concessa dal Comune sia
a Fabio Filippi del Pdl che alla festa na-zionale del Pd, provocando una lite – il
suo nome è celebre per la spettacolare
vicenda del Ponte della Costituzione di
Venezia, costi lievitati da 4 milioni a 10,
per il quale l’architetto è stato citato in
giudizio per il 13 novembre dalla Corte
dei Conti, che ha chiesto un risarci-mento di oltre 1 milione.
CARENZE PROGETTUALI, cadute dei
passanti, decine di cause al Comune per
indennizzi da insidia. Secondo i periti
“il modello matematico” non sarebbe
idoneo. Per gli imprenditori che ci han-no lavorato, è stata una vera “maledi -zione”. Calatrava era perso nel dubbio:
“La Cappella Sistina è un’architettura o
un dipinto?”.
Più sicure, e meno a rischio crolli, le
opere mai iniziate o finite, come la
struttura al servizio di un porto turisti-co a Salerno. O la Città dello Sport di
Tor Vergata, due coperture a forma di
conchiglia dal costo di 608 milioni - 200
già spesi - di cui Alemanno celebrava la
conclusione in vista delle Olimpiadi di
Roma del 2020. “Dopo il Ponte di Bil-bao, diventato meta turistica e che lo ha
reso famoso, non ha fatto nulla di ri-levante”, dice l’architetta Eleonora Car-rano, che trova la stazione di Reggio
Emilia “un plissettato orrendo, di una
scenicità sguaiata”. E che punta il dito
contro “un’architettura spettacolar-ca-fona, come tutta quelle delle archistar,
molto onerosa e soprattutto ormai fuo-ri tempo, vista la crisi che richiederebbe
strutture più eleganti ed economiche”.
Sarebbe meglio ricordarlo al ministro
per gli Affari regionali, Graziano Del-rio, che all’inaugurazione della stazione
Tav Mediopadana filosofeggiava: “Non
sono le strutture o i grandi monumenti
a fare le città ma le comunità. Ma questa
grande opera ci dice che attraverso le
strutture le comunità possono mettere
in moto le proprio intelligenze e i ter-ritori posso o riscattarsi”. Per tutto il re-sto, ci penserà la Provvidenza. Oppure
la Corte dei Cont

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