domenica 23 giugno 2013

“I due Kennedy? Per loro sono solo un pezzo di carne” DA MARILYN A ROCK HUDSON: NELL’ARCHIVIO DELLO “S P I ON E DI HOLLYWOOD” LITI ED ECCESSI DELLE STAR E DEI POTENTI

Tim Walker
F
red Otash, nato nel 1922 e morto nel
1992, è stato un personaggio leggen-dario della Hollywood del periodo
d’oro. Investigatore privato, ma anche
scrittore e attore, indagò su quasi tutti i divi dello
schermo e fino alla sua morte custodì gelosamen-te nel suo privatissimo archivio i segreti di molte
star. Fred Otash, “Private Eye” per eccellenza, ha
anche ispirato due dei tre romanzi della trilogia
Underworld USAdi James Ellroy e il personaggio di
Jake Gittesh, interpretato da un superbo Jack Ni-cholson, nel film C h i n a tow n diretto nel 1974 da
Roman Polanski. Per oltre venti anni sul conte-nuto dell’archivio di Otash, già agente della po-lizia di Los Angeles prima di mettersi in proprio,
solo qualche indiscrezione e molte voci incon-trollate. Qualche giorno fa invece lo H o l l y wo o d
Repor ter, con straordinario tempismo viste le po-lemiche in corso sulla violazione della privacy de-gli utenti di Internet autorizzata da Obama, ha
pubblicato una serie di sensazionali rivelazioni
che riguardano divi dello schermo e uomini po-litici. Per tutti gli anni ’50 e fino a metà degli anni
’60, Otash fu il terrore di Hollywood e condusse
indagini sulle attrici e gli attori più famosi e su
diversi uomini politici. “Posso lavorare per
chiunque tranne che per i comunisti e sono di-sposto a fare qualunque cosa meno che uccide-re”, era solito dire. Ma lo  Hollywood Reporter  come
è entrato in possesso dell’archivio cui tutti hanno
dato la caccia per due decenni? I documenti sono
stati consegnati al giornale dalla figlia di Otash
che intendeva semplicemente dimostrare che il
padre non era il farabutto che molti dipingevano,
ma un investigatore privato serio e affidabile che
aveva fatto il suo mestiere con scrupolo e riser-vatezza.
L’attore, l’omosessualità e le farfalle: “Lo
sanno tutti che rimorchiavi ragazzetti al bar”
Nel gennaio del 1958 la moglie di Rock Hudson,
Phyllis Gates, affrontò il famoso rubacuori pre-tendendo che gli dicesse se era veramente omo-sessuale come sembrava essere risultato da un
esame cui si era sottoposto nello studio di uno
psicoanalista. Non contenta delle sue spiegazio-ni, Phyllis Gates si rivolse e Fred Otash e gli affidò
l’incarico di registrare tutte le loro conversazioni
che ora sono di dominio pubblico. Ecco cosa si
dissero i due dopo che Rock Hudson si era sot-toposto al test delle macchie di Rorschach. Phyl-lis: “Mi hai detto di aver visto nelle macchie un
mucchio di farfalle e serpenti. Secondo il mio
analista le farfalle sono segno di femminilità e i
serpenti rappresentano il pene maschile. Non ti
condanno, ma penso che se vuoi risolvere i tuoi
problemi devi prima accettarli”. Rock Hudson:
“come debbo dirti che non sono omosessuale?!”.
Phyllis: “Lo sanno tutti che rimorchiavi ragazzet-ti per la strada subito dopo il nostro matrimonio
e che hai continuato a farlo pensando che il ma-trimonio fosse un’ottima copertura”. “Non ho
mai rimorchiato ragazzi per la strada”, replica ri-sentito Hudson. “E non ho mai rimorchiato ra-gazzi nei bar. Può essere capitato che qualche vol-ta abbia dato un passaggio a qualcuno”. Tre mesi
dopo questa conversazione Phyllis Gates chiede-va il divorzio. I rapporti di Otash erano sempre
molto rigorosi e dettagliati oltre che corredati da
alcune, spesso acutissime, osservazioni personali
sul carattere e la personalità di coloro che sotto-poneva ad indagine. Tra le sue “vittime” e/o clien-ti figurano tutti i bei nomi della Mecca del cine-ma: da Frank Sinatra a Judy Garland, da Rock
Hudson a Bette Davis, da Errol Flynn a Lana Tur-ner, da James Dean a Marilyn Monroe. Per non
dimenticare Esther Williams scomparsa pochi
giorni fa che era tutt’altro che la “brava ragazza
americana della porta accanto”. Otash, che tutti
chiamavano “Mr. O”, morì nel 1992 a 70 anni di
età dopo aver completato un libro dal titolo  M a-rilyn, Kennedy e io. Il manoscritto, che non è mai
stato pubblicato, faceva parte dell’archivio custo-dito dalla figlia. Nel libro Otash sostiene di aver
piazzato decine e decine di microfoni in casa di
Marilyn su incarico – almeno così sembra – del
magnate repubblicano Howard Hughes che vo-leva rovinare la reputazione dei fratelli Kennedy.
Otash sostiene anche di aver registrato una fu-ribonda litigata tra Marilyn, Bobby Kennedy e
suo cognato Peter Lawford avvenuta poco prima
della morte dell’attrice. “Vengo passata da uno
all’altro come un pezzo di carne, disse Marilyn
con voce alterata ai due uomini. Marilyn urlava a
squarciagola rinfacciando a Bobby le promesse
che i Kennedy le avevano fatto. I due cercavano di
calmarla. Ma invano. La scena si è svolta in ca-mera da letto di Marilyn. Poi non ho sentito più
nulla”, ha detto Otash prima di morire. A cosa
alludeva? Quanto alla famosa registrazione di
Marilyn e John Kennedy, Otash ne aveva già par-lato a  Vanity Fairprima del 1992: “Non ho inten-zione di dilungarmi su lamenti e gemiti. Stavano
facendo l’amore; questo è chiaro ed è anche tutto.
Posso solo dire che FBI e CIA erano in possesso di
numerosi nastri”. Prima di morire l’investigatore
disse che Peter Lawford gli aveva chiesto di di-struggere tutto il materiale in suo possesso sui fra-telli Kennedy . Ovviamente Otash non lo fece.
“Psicofarmaci anche nel materasso”:
la bonifica della stanza di Judy Garland
Un’altra coppia finita sotto la lente di ingrandi-mento del famoso “private Eye” fu quella formata
da Judy Garland e da suo marito Sid. Nel 1963
Judy Garland, all’epoca all’apice della fama, chie-se a Otash di proteggerla nel corso del divorzio da
Sid Luft che si presentava alquanto contrastato.
“Ne aveva bisogno”, commentò Otash. “Judy era
continuamente sotto l’effetto della droga e del-l’alcol”. Ma Otash fece di più: “Scovai tutte le bot-tiglie nascoste in casa e le feci sparire. Poi mi misi
a caccia delle pillole. Non avete idea dell’abilità
con cui una donna riesce a nascondere sonniferi
e tranquillanti. C’erano psicofarmaci di ogni ge-nere. Erano nascosti un po’ dappertutto: sotto il
materasso, nello scarico del lavandino, nelle tu-bature della doccia. Buttai tutto nel water”.
Quando Judy Garland se ne accorse chiese una
spiegazione e Otash rispose: “Mi creda, alcol e
psicofarmaci sono le migliori prove che suo ma-rito potrebbe portare in tribunale”. Siamo appe-na agli inizi. Dall’archivio usciranno moltissime
altre rivelazioni. “Colleen, la figlia di Otash, ed io
volevamo solo ristabilire la verità che, in fin dei
conti, è sempre più interessante dell’invenzione”,
ha detto Manfred Westphal, un amico di fami-glia, allo  Hollywood Reporter .
© The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Bis

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