A
desso è in depressione, vorrebbe la visita
fiscale di uno psichiatra. Monsignor Nunzio Scarano che voleva diventare “vescovo” si ritrova
(di nuovo) agli arresti domiciliari
per riciclaggio e falso. È il gip di
Salerno che ha disposto la misura
cautelare dei domiciliari anche
per don Luigi Novi, che con don
Scarano «sono di fatto la stessa
persona e condividono praticamente tutto», mentre per il notaio
salernitano Bruno Frauenfelder il
gip Dolores Zarone si è limitata a
un provvedimento interdittivo. E
per 49 burattini del monsignore,
pronti a prestarsi a essere complici nel riciclaggio di quasi seicentomila euro, il pm ha confermato lo stralcio.
Circa sei milioni e mezzo di euro.
A tanto ammonta il bottino di
«provenienza illecita», perché probabilmente frutto di evasione fiscale, della famiglia di armatori salernitani D’Amico. Fiumi di denaro
transiti su conti correnti accesi allo Ior e che sono intestati a Monsignore, per circa 3.5 milioni di euro,
altri 3 milioni invece sono stati investiti in beni e opere d’arte, e che
non hanno nulla a che vedere con i
20 milioni di euro sempre degli armatori «fraterni amici da trent’anni» che il Monsignore ha cercato di
trasferire dalla Svizzera in Italia
grazie alla complicità di uno 007
italiano (in cambio di 800.000 euro). Operazione che ha portato la
procura di Roma a chiedere e ottenere gli arresti per il prelato ben
prima di Salerno.
«Balza subito agli occhi, anche
dei carabinieri di Salerno, la stranezza della condizione del prelato
che, senza provenire da una famiglia benestante, è proprietario di
una casa di 800 metri quadri lus suosamente rifinita, ricolma di argenterie, posaterie, reliquie, quadri
di famosi autori».
Se non ci fosse stato quel furto
per un valore pari a 5/6 milioni di
euro, che ha insospettito i carabinieri, forse della doppia personalità
di Nunzio Scarano non avremmo saputo nulla. Doppia personalità, anche relazioni intime con don Novi
ma anche con il giovane Massimiliano Marcianò.
Il 30 gennaio del 2013, il prelato
denuncia di aver subito un furto nella sua abitazione di via Guarna 5, a
Salerno. Scrive il gip nella convalida
del decreto di intercettazione: «Il
primo sopralluogo consente di rile vare che ignoti si sono introdotti furtivamente nell’appartamento,
asportandovi tele preziose (circa
venti quadri di Guttuso, De Chirico e
altri) un calco del crocefisso dell’altare di San Pietro, una pergamena
d’olio, argenteria e posateria varia
del valore di svariati milioni di euro».
Landi Magno, il compagno della
commercialista coindagata di Scarano, Tiziana Cascone, mette a verbale di «ignorare le enormi disponibilità economiche dello Scarano, di
sapere che è molto legato agli armatori D’Amico, che frequenta numerose personalità tra cui la cognata di
Gianni Agnelli, la principessa Frescobaldi e molti personaggi dello
spettacolo e della televisione, tra cui
Michelle Hunziker. Che nell’abitazione dello Scarano ci sono numerosi oggetti di valore tra cui 6 Van Gogh originali, parte di una collezione
di dodici pezzi. Che il monsignore
sembra avere una doppia personalità perché quando celebra messa o è
nella funzione di religioso sembra
mite e umile, mentre quando si sveste è ben vestito, abbronzato, diviene amante della vita mondana e si
accompagna a personaggi noti quali
anche il principe di Monaco».
È la prima volta di una collaborazione giudiziaria tra Ior-Vaticano e
governo italiano così significativa.
Lo sottolinea anche padre Federico
Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. Cento pagine,
un report consegnato dall’Autorità
di informazione finanziaria vaticana
al promotore di Giustizia che l’ha girato alle autorità italiane suggellano
il clima nuovo nelle relazioni (giudiziarie) tra i due Stati.
A leggere le centodue pagine dell’ordinanza cautelare il ritratto del
prelato lascia stupefatti: «Nunzio
Scarano è una persona inquietante.
Alto prelato e formale uomo di
chiesa del Vaticano eppure soggetto dedito alla vita mondana, in grado di ricorrere a ingannevoli e spregiudicati artifizi per non figurare
nelle operazioni finanziarie. In grado di distribuire i generi alimentari
ricevuti per scopi caritatevoli, tra
amici e parenti».
Un uomo di Chiesa che si tiene le
donazioni di cibo destinate ai poveri
e bisognosi per darle ad amici e parenti, è qualcosa che lascia senza parole. Scrive il gip: «Parte del denaro
e dei regali - uova di pasqua, vino,
olio - che riceve in donazione per
consegnarlo alla Casa degli Anziani,
Nunzio Scarano lo trattiene per sé o
lo distribuisce tra amici e parenti».
Ma c’è ben altro a rendere reale
la dimensione criminale di monsignore Nunzio Scarano. Il suo reddito dichiarato oscilla tra i 6.000 e gli
8.000 euro all’anno ai quali va aggiunta la diaria di 30.000 euro annue percepita dal Vaticano. Per il
gip «è assolutamente sproporzionato rispetto le movimentazioni
economiche effettive del prelato»
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