mercoledì 4 dicembre 2013

SagadelBolshoi,ilverdetto Seiannialprimoballerino Avevafattosfregiareconl’acidoildirettoreFilin

MOSCA — Un clima torbido, con i
ballerini che sembravano più impe-gnati a combattersi in conflitti sot-terranei che a svolgere i loro compiti
in scena. Direttori dispotici, mana-ger accusati di usare le primedonne
come prostitute per otte-nere favori da personaggi
altolocati. E’ questa l’im-magine di quello che è uno
dei più famosi templi della
danza al mondo, il Bolshoi
Teatr, fondato nel 1776 e
mai caduto così in basso. Sì,
perché dal 17 gennaio di un
anno fa tutto quello che era
stato pettegolezzo, voce o
accusa sotterranea, è diven-tato di dominio pubblico
mentre il Bolshoi precipitava
a u n l i ve l l o c h e n ess u n o
avrebbe potuto prevedere:
l’attacco contro il direttore a r t i -stico Sergej Filin condotto da un
pregiudicato balordo che gli ha tira-to in faccia un flacone di acido, mar-candolo per tutta la vita. E questo su
ordine di una stella del balletto
mondiale, il primo ballerino Pavel
Dmitrichenko che voleva vendicarsi
delle angherie a suo dire inflitte a lui
e alla sua amichetta Angelina Voron-tsova. Mille e cinquecento euro per
rovinare per sempre Filin, che ha
perso la vista da un occhio, ha avuto
l’altro occhio danneggiato e ha su-bìto venti operazioni di microchi-rurgia e plastica facciale.
Non voleva l’acido Dmitrichenko,
chiedeva solo che il suo amico Yurij
Zarutskij desse al nemico «una bella
ripassata». Per questo aveva pagato i
mille e cinquecento euro; per questo
aveva detto a Zarutskij dove abitava
Filin e a che ora tornava a casa dal
Bolshoi.
Ma il criminale, sentendo dei torti
subìti dal suo amico ballerino
avrebbe deciso di testa sua di usare
la mano pesante nei confronti di
quel «prepotente» di Filin. Lo ha
aspettato nel parcheggio, poi, avvi-cinandosi con il cappuccio della fel-pa calato sulla faccia, lo ha chiamato
per farlo girare. Dopo che il liquido
corrosivo gli era arrivato in pieno
volto, Filin aveva afferrato l’assalito-re per una mano, ma questi si era di-vincolato ed era fuggito via, lascian-dolo a rantolare nella neve.
La condanna del tribunale di Mo-sca, dove tutti gli eventi sono stati
raccontati nei minimi dettagli, non
poteva essere quindi diversa: con-danna per Dmitrichenko, condanna
per Zarutskij e anche per Andrej Li-patov, il disoccupato che aveva gui-dato l’auto. Dieci anni di carcere
speciale per l’assalitore che aveva
già scontato in passato sette anni
per omicidio. Quattro anni per l’au-tista e sei anni di carcere duro per
Dmitrichenko: il fatto che avesse or-dinato «solamente» di picchiare Fi-lin non ha intenerito il giudice.
Il caso è chiuso, quindi, e al mas-simo potremo avere una revisione
delle condanne nell’appello. Rima-ne invece del tutto aperta la questio-ne del funzionamento del Bolshoi e
di quello che sembra continui ad ac-cadere nel grande teatro di Mosca,
da poco riaperto al pubblico dopo
un complesso e lungo lavoro di re-stauro. Ci sono state accuse riguar-danti proprio i lavori fatti per ripor-tare all’antico splendore il teatro. Si
è parlato di pacchianerie aggiunte
dove non erano state previste dagli
architetti originari. E naturalmente
sono circolate voci su possibili bu-starelle.
Man mano che nei mesi scorsi an-davano avanti le indagini, emergeva
il quadro dei rapporti tra i personag-gi più influenti del Bolshoi. La stella
Nikolaj Tsiskaridze ha testimoniato
a favore di Dmitrichenko, sostenen-do che Filin aveva instaurato un cli-ma malsano e affermando che le fe-rite riportate da questi non erano
poi così gravi. A giugno è stato li-cenziato, mentre il direttore del tea-tro Anatolj Iksanov quasi lo additava
come il vero mandante dell’attacco.
Ma poi, un mese dopo, è stato Iksa-nov a perdere il posto. E intanto pio-vevano altre accuse. Da una balleri-na americana che sostiene di essersi
vista richiedere diecimila dollari per
poter fare la solista. Da una ex prima
ballerina che ha parlato di colleghe
usate come prostitute d’alto bordo.
Fabrizio Dragos

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