lunedì 25 marzo 2013

Il trucco della lavatrice studiata per autodistruggersi

A LAVATRICE non gira
più, la tv non rende più
fedelmente i colori nelle
immagini, o all’improvviso lo
schermo resta buio. La lava-stoviglie sbaglia i programmi o
perde acqua, il frigorifero s’in-ceppa. E in ogni caso del gene-re il tecnico, chiamato d’ur-genza, scuote la testa: «Che
vuole, non è più in garanzia»D
ITE la verità, a quanti di
voi è già successo? E
quante volte avete avuto
il sospetto che elettrodomestici
o altri oggetti d’uso quotidiano
(magari anche diverse auto di
massa) siano prodotti per rom-persi apposta allo scadere della
garanzia? Il peggio viene poi
dalla successiva osservazione
del tecnico o meccanico: «Non
le conviene riparare, costa
troppo, meglio comprarne uno
nuovo». Ora uno studio com-missionato dai Verdi tedeschi a
scienziati ed economisti per la
prima volta dice che purtroppo
abbiamo ragione: il principio si
chiama “obsolescenza pro-grammata”. Serve a produrre e
vendere di più. Pazienza se solo
nella Repubblica federale, in
qualche anno, lo scherzetto è
costato 100 miliardi agli ignari
consumatori.
L’idea di indagare è venuta al
gruppo parlamentare degli
ecologisti. Un esperto, Stephan
Schridde, e il professor Chri-stian Kleiss della facoltà di Eco-nomia di Aalen, si sono messi al
lavoro studiando una ventina
di elettrodomestici e altri pro-dotti di largo consumo. I risul-tati sono scoraggianti. Per noi
consumatori almeno, non per
chi produce e vende di più.
È un vecchio trucco, l’obsole-scenza programmata, dice il
rapporto. L’associazione dei
produttori di elettrodomestici
di qui replica che «se fosse così i
consumatori cambierebbero
subito marca, e le aziende si ro-vinerebbero». Ma già nel 1924 i
produttori di lampadine con-clusero un accordo segreto:
produrle perché durassero non
più di mille ore. Decenni dopo
furono scoperti, ma il divieto di
limitarne la vita non è stato mai
applicato davvero.
E che dire della tv, davanti a
cui ci sediamo ogni sera? Oggi si
possono acquistare splendidi
televisori ultrapiatti, con tele-comandi con mille funzioni e
l’allaccio a internet. Peccato
che spesso all’interno abbiano
condensatori elettrolitici di
scarsa qualità, che non vivono
molto più della garanzia. Un al-tro caso storico di complotto ai
danni del consumatore avven-ne con le calze di nylon: quando
furono lanciate sul mercato nel
1940 erano così robuste che
l’industria subì un crollo nelle
vendite, duravano troppo. I
produttori allora si accordaro-no: modificarono la fibra, e ne
misero a punto una più fragile.
Torniamo agli elettrodome-stici. Senza lavatrici o lavastovi-glie, la vita quotidiana d’una fa-miglia sarebbe un inferno, è ve-ro. Pochi sanno però che la loro
durata media è crollata, dai do-dici anni del 1998 ai sei anni e
mezzo attuali, che scendono
addirittura a tre anni appena
per i prodotti più economici. In
spazzolini da denti elettrici,
mixer, frullatori, le ruote denta-te che li muovono sono troppo
fragili per durare quanto vor-remmo. Ma anche i nuovi stru-menti della comunicazione
mobile, dall’iPod a diversi
smartphone, a computer por-tatili si sono attirati proteste e,
negli Usa, anche una class ac-tion. Perché le loro batterie non
sono sostituibili, al contrario di
quanto avviene nei cellulari tra-dizionali, quindi quando si sca-ricano bisogna mettere mano al
portafogli. Ripararli è impossi-bile, o troppo difficile e costoso.
Una scelta strategica, dun-que. «L’obiettivo è la massimiz-zazione della rendita di capita-le», afferma Stefan Schridde. E
lo studio scritto a quattro mani
con Kreiss sottolinea: poiché
aumenta le vendite, “la strate-gia del deterioramento della
qualità dei prodotti viene alla fi-ne premiata dall’aumento degli
utili”. Viva chi vende, tanto peg-gio per chi compra e deve pre-sto ricomprare. Di economia
ecologica e sostenibile poi
neanche a parlarne.

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