domenica 24 marzo 2013

Battesimi in calo, aumentano i divorzi così adesso l’Italia si scopre più laica Negli ultimi vent’anni è cresciuto “l’indice di secolarizzazione”

S
I CHIAMA Indice di seco-larizzazione e lo calcola
ogni anno, da otto anni,
un rapporto elaborato dall’Os-servatorio Laico, sostenuto
dalla Fondazione Critica Libe-rale assieme alla Cgil Nuovi Di-ritti. Bene, l’ultimissimo Rap-porto dà un fixinga quota 1,38.
Era pressoché zero nel 2001.
Era sottozero, a quota -1,64, nel
1991.
Un numero astratto, che sin-tetizza però decine di tendenze
reali. Non tutte lineari. Tant’è
che nel 2010, ultimo anno di ri-levazione, l’indice ha fatto un
lieve passo indietro. Segno che
la Chiesa italiana non se ne sta
con le mani in mano, combatte
la sua battaglia in qualche caso
con efficacia. Se prendiamo i
battesimi, atto di iscrizione del
singolo alla comunità dei cre-denti, dal 1991 al 2010 se ne so-no persi per strada uno su cin-que, ossia quasi centomila. Va
messo nel conto anche il calo
delle nascite, certo, e qualcosa
si recupera con l’apporto degli
immigrati cattolici. Ma anche
le prime comunioni sono cala-te del 20% in vent’anni (lieve re-cupero nell’ultimo anno). Ogni
mille cattolici nel ’91 si conta-vano quasi dieci prime comu-nioni l’anno: ora, meno di otto.
Gli andamenti non sono
però sempre lineari. Ci sono
soste, controtendenze. Quelli
tra il 2005 e il 2007, i primi del
pontificato di Ratzinger, sem-brano essere stati anni di recu-pero, o almeno di freno: sepa-razioni in rallentamento (ri-prese poi con forza dal 2007),
divorzi pressoché stabili a quo-ta 54mila negli ultimi 3 anni
(ma più che raddoppiati dal
’91), matrimoni religiosi meno
rovinosamente in crisi (anzi, in
lieve ripresa fra 2009 e 2010) an-che se, nel 2011, si registra lo
storico sorpasso delle nozze ci-vili nel Nord Italia (51,7 contro
48,3%). La Chiesa, infatti, regisce raddoppiando l’attivi-smo sociale. I “centri per la vi-ta”, nuova veste dei consultori
familiari cattolici, sono quin-tuplicati in vent’anni, e la con-troffensiva alla legge 194 ottie-ne significative vittorie: gli
ospedali pubblici in cui è possi-bile abortire sono calati di un
quinto in vent’anni, con obie-zioni di coscienza strategiche.
A una deriva comportamenta-le, insomma, la Chiesa rispon-de con uno sforzo istituzionale.
Può farlo grazie a risorse mate-riali che non sembrano affatto
in crisi: benché le firme per l’8
per mille fossero in calo co-stante a metà del primo decen-nio, il gettito fiscale trasferito
dallo Stato alla Chiesa è cre-sciuto esponenzialmente, su-perando il miliardo di euro nel
2010. Dato curioso, se si consi-dera che invece le donazioni
spontanee, in vent’anni, sono
diminuite di un terzo. Deve però arrangiarsi con ri-sorse umane in calo: 8mila sa-cerdoti in meno di vent’anni fa.
I seminari soffrono, invece è un
vero boomdi diaconi: triplicati.
Ma anche questo è un parados-sale segno di secolarizzazione:
non soggetti a voti, i diaconi
possono sentirsi uomini di Dio
senza rinunciare alla famiglia.
In queste condizioni, la mappa
degli interventi viene rimodu-lata. La sorpresa è una certa sta-si nell’educazione (scuole cat-toliche ferme al 14% del totale,
ma hanno perso ottantamila
alunni in vent’anni) e una ri-collocazione sul sostegno alla
famiglia e l’assistenza agli an-ziani: l’invecchiamento della
popolazione ha i suoi effetti an-che nelle opere.
Infine, la Chiesa deve fron-teggiare l’erosione del suo ma-gistero sociale in un contesto di
oscuramento mediatico. La
sorpresa viene da un rapporto
parallelo sulla presenza reli-giosa in tv: i tempi di schermo
dedicati alla Chiesa cattolica
(che la fa comunque da padro-na col 92% di presenze) si sono
contratti nel 2011, soprattutto
nei telegiornali: da 10 a 8 ore sul
Tg1, da 6 a 3 sul Tg2, da 8 a 5 sul
Tg5, ma anche nei talk show
(crollo del tema religioso a Por-ta a Porta, da 49 trasmissioni a
12).
Il dossier laico dà una spie-gazione maliziosa: in anni di
infortuni mediatici come lo
scandalo pedofilia e le polemi-che sull’Ici esentata, per il bene
stesso delle gerarchie era il ca-so di mettere un po’ la sordina
alle notizie sulla Chiesa. Un
cordone mediatico-sanitario
rimpiazzato da un flusso cor-poso di fiction “benedette”,
ben 268 puntate. Ma neanche
le vite dei santi sembrano in
grado, al momento, di invertire
una tendenza di lungo perio-do. La secolarizzazione lenta, a
volte esitante ma progressiva
del paese cardine del cattolice-simo è sul tavolo di papa Fran-cesco.

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