domenica 8 dicembre 2013

La disfatta del tempo libero così internet ci ruba due ore di vita al giorno Una ricerca americana quantifica le “attività perdute”

D’
altra parte, se
vi togliessero
il computer e
Internet, co-sa fareste, in-vece? Quali sono le vittime del
tempo che Facebook e Google
rubano alle vostre serate? Nel-l’ordine: divertimenti in gene-re, soprattutto sceneggiati e
partite in tv, quelle pratiche
che vi eravate portati dall’uffi-cio con l’idea di dargli un’oc-chiata dopo mangiato e anche
un po’ di sonno in più. Con un
occhio a quello che significa
per i flussi di investimento del-la pubblicità, a fare la
classifica ci hanno
pensato gli
ame-ricani, sca-vando nei dati
dei censimenti. La ri-cerca, firmata da Scott Wal-lsten, appare fra i saggi del se-riosissimo National Bureau of
Economic Research, fra studi
sulle insidie della trappola del-la liquidità e indagini sugli zig
zag delle quotazioni azionarie.
Se ne ricava che gli america-ni godono, in media di cinque
ore di tempo libero al giorno
che, per metà, passano davan-ti alla tv. Una quota crescente,
però, preferisce Internet.
Quanti sono? Quelli che su In-ternet vanno per passare il
tempo e non solo per lavorare
o studiare non sono tantissimi
(i dati si fermano al 2011) circa
uno su sei, di più se con l’età
scendiamo agli anni dell’uni-versità e, soprattutto, del liceo.
Per gli studenti, il giro online è
un must, nel 20-30 per cento
dei casi. Comunque, chi sce-glie Internet per il proprio tem-po libero dedica alla rete circa
100 minuti al giorno, un terzo
dei 300 minuti di tempo libero
medio. Sono tanti, visto che, in
quei 100 minuti non rientrano
quelli passati su Internet per
motivi di lavoro o di studio, ma
neanche quelli dedicati a scri-vere o leggere le mail e neppu-re le intense sessioni di video-games. Di più, non contano
neanche quelli passati a vede-re i video nativi di Internet: i
programmi tv trasmessi in re-te, ma anche i video da scarica-re da YouTube. Anche questi
rientrano, nel censimento, nei
programmi televisivi, come i
libri e i giornali letti sul piccolo
schermo vengono comunque
catalogati come tempo speso a
leggere libri e giornali. Sono
cento minuti di vera e propria
vita in Rete. Senza il web, come
li avremmo passati? Be’, è tem-po libero e, dunque, soprattut-to a divertirci. Su 100 minuti,
29 sarebbero stati dedicati a
intrattenimenti di vario gene-re, il grosso (12 minuti) alla tv,
compresi YouTube e la tv su In-ternet. Altri 27 minuti, tuttavia,
sarebbero stati utilizzati, se
non fossimo stati ipnotizzati
da Facebook, per lavoricchia-re un po’ da casa. Dovremo re-cuperare domani mattina in
ufficio, ma, intanto, abbiamo
rinunciato anche a 12 minuti
di sonno. Abbiamo anche per-so sette minuti che avremmo,
altrimenti, dedicato a qualche
lavoretto casalingo e altri 6 che
potevano essere utilmente
spesi nello studiare una lingua
straniera. Per il resto, solo spic-cioli. Se il web non ci avesse
catturato, avremmo dedi-cato 4 di quei cento
minuti a rilassarci sul divano
ad occhi chiusi a pensare ai fat-ti nostri e altri 5 a chiacchiera-re con la vicina di pianerottolo
o a telefonare ad un amico.
Sono gli uomini più delle
donne a cercare rifugio online,
probabilmente anche perché
per le donne è più difficile sot-trarsi all’alternativa di aiutare
altri membri della famiglia, ti-po i bambini a fare i compiti.
Gli uomini, a quanto pare, sa-crificano invece l’istruzione.
Ma davvero il Facebook, Twit-ter, Google sono un magnete a
cui è così difficile resistere? Il
dubbio viene, guardando altri
dati, che non danno l’idea che
spendere online il proprio
tempo libero sia una scelta
particolarmente “trendy” o
“cool”. Il censimento Usa ci di-ce che quelli che più probabil-mente (al netto di tv, videoga-mes, e-mail) accendono il
computer per tirare la serata
sono i neri, seguiti dagli asiati-ci. Bianchi e ispanici vengono
dopo. Facile fiutare qui, alme-no nel primo caso, un proble-ma di soldi. Chi sceglie il com-puter invece della pizzeria o
della discoteca è più facile che
guadagni meno di 30 mila dol-lari l’anno. Sopra questa quo-ta, il ricorso al computer per
riempire il proprio tempo libe-ro scende drasticamente, qua-si alla metà. Chi può permet-tersi di spendere non la trova,
evidentemente, un’alternati-va molto eccitante. Al diavolo
Facebook, andiamo a ballare!
L’intrattenimento online sarà
anche il passepartout al diver-timento del futuro, ma, per il
momento, ha spesso l’aria di
ultima spiaggia.

mercoledì 4 dicembre 2013

SagadelBolshoi,ilverdetto Seiannialprimoballerino Avevafattosfregiareconl’acidoildirettoreFilin

MOSCA — Un clima torbido, con i
ballerini che sembravano più impe-gnati a combattersi in conflitti sot-terranei che a svolgere i loro compiti
in scena. Direttori dispotici, mana-ger accusati di usare le primedonne
come prostitute per otte-nere favori da personaggi
altolocati. E’ questa l’im-magine di quello che è uno
dei più famosi templi della
danza al mondo, il Bolshoi
Teatr, fondato nel 1776 e
mai caduto così in basso. Sì,
perché dal 17 gennaio di un
anno fa tutto quello che era
stato pettegolezzo, voce o
accusa sotterranea, è diven-tato di dominio pubblico
mentre il Bolshoi precipitava
a u n l i ve l l o c h e n ess u n o
avrebbe potuto prevedere:
l’attacco contro il direttore a r t i -stico Sergej Filin condotto da un
pregiudicato balordo che gli ha tira-to in faccia un flacone di acido, mar-candolo per tutta la vita. E questo su
ordine di una stella del balletto
mondiale, il primo ballerino Pavel
Dmitrichenko che voleva vendicarsi
delle angherie a suo dire inflitte a lui
e alla sua amichetta Angelina Voron-tsova. Mille e cinquecento euro per
rovinare per sempre Filin, che ha
perso la vista da un occhio, ha avuto
l’altro occhio danneggiato e ha su-bìto venti operazioni di microchi-rurgia e plastica facciale.
Non voleva l’acido Dmitrichenko,
chiedeva solo che il suo amico Yurij
Zarutskij desse al nemico «una bella
ripassata». Per questo aveva pagato i
mille e cinquecento euro; per questo
aveva detto a Zarutskij dove abitava
Filin e a che ora tornava a casa dal
Bolshoi.
Ma il criminale, sentendo dei torti
subìti dal suo amico ballerino
avrebbe deciso di testa sua di usare
la mano pesante nei confronti di
quel «prepotente» di Filin. Lo ha
aspettato nel parcheggio, poi, avvi-cinandosi con il cappuccio della fel-pa calato sulla faccia, lo ha chiamato
per farlo girare. Dopo che il liquido
corrosivo gli era arrivato in pieno
volto, Filin aveva afferrato l’assalito-re per una mano, ma questi si era di-vincolato ed era fuggito via, lascian-dolo a rantolare nella neve.
La condanna del tribunale di Mo-sca, dove tutti gli eventi sono stati
raccontati nei minimi dettagli, non
poteva essere quindi diversa: con-danna per Dmitrichenko, condanna
per Zarutskij e anche per Andrej Li-patov, il disoccupato che aveva gui-dato l’auto. Dieci anni di carcere
speciale per l’assalitore che aveva
già scontato in passato sette anni
per omicidio. Quattro anni per l’au-tista e sei anni di carcere duro per
Dmitrichenko: il fatto che avesse or-dinato «solamente» di picchiare Fi-lin non ha intenerito il giudice.
Il caso è chiuso, quindi, e al mas-simo potremo avere una revisione
delle condanne nell’appello. Rima-ne invece del tutto aperta la questio-ne del funzionamento del Bolshoi e
di quello che sembra continui ad ac-cadere nel grande teatro di Mosca,
da poco riaperto al pubblico dopo
un complesso e lungo lavoro di re-stauro. Ci sono state accuse riguar-danti proprio i lavori fatti per ripor-tare all’antico splendore il teatro. Si
è parlato di pacchianerie aggiunte
dove non erano state previste dagli
architetti originari. E naturalmente
sono circolate voci su possibili bu-starelle.
Man mano che nei mesi scorsi an-davano avanti le indagini, emergeva
il quadro dei rapporti tra i personag-gi più influenti del Bolshoi. La stella
Nikolaj Tsiskaridze ha testimoniato
a favore di Dmitrichenko, sostenen-do che Filin aveva instaurato un cli-ma malsano e affermando che le fe-rite riportate da questi non erano
poi così gravi. A giugno è stato li-cenziato, mentre il direttore del tea-tro Anatolj Iksanov quasi lo additava
come il vero mandante dell’attacco.
Ma poi, un mese dopo, è stato Iksa-nov a perdere il posto. E intanto pio-vevano altre accuse. Da una balleri-na americana che sostiene di essersi
vista richiedere diecimila dollari per
poter fare la solista. Da una ex prima
ballerina che ha parlato di colleghe
usate come prostitute d’alto bordo.
Fabrizio Dragos